La salute del mare Mediterraneo è fortemente a rischio, nonostante negli ultimi anni siano stati fatti interventi per limitare i danni all’ambiente marino provocati dall’uomo e dalle sue attività.

A lanciare l’allarme sulla salute delle nostre acque è Alessandro Giannì, responsabile delle campagne di Greenpeace.

Ciò che preoccupa maggiormente Greenpeace non sono più le cause che tutti conosciamo, come la possibilità di sversamento di petrolio in mare, ma quelle meno conosciute che provocano dei danni anche maggiori alla flora e alla fauna marina in quanto costanti e difficili da eliminare.

Secondo l’analisi delle acque fatta da Greenpeace il Mediterraneo ha evidenziato una massiccia presenza di idrocarburi, soprattutto nella parte a Sud del bacino, che derivano dal continuo passaggio del traffico commerciale petrolifero, e dall’aumento della popolazione in queste aeree che è raddoppiata nel giro di pochissimi anni.

Così, oltre ai comuni fattori di inquinamento, come il petrolio e la plastica, nel nostro mare sono state trovate anche altre sostanze chimiche, come i ritardanti di fiamma, che hanno un impatto disastroso sull’equilibrio del delicato ambiente subacqueo. A causare problemi alla fauna marina, poi, sarebbe anche il rumore, provocato dal continuo passaggio di traghetti e dai lavori lungo le coste, che disturba in modo particolare i cetacei.