La marijuana, come anche l’alcol, fa parte di quel gruppo di sostanze chiamate psicotrope, ovvero capaci di mutare lo stato emotivo di chi le assume. La cannabis, come dimostra la ricerca condotta dal National Institute on Drug Abuse e dall’Imperial College of London, agisce sul cervello riducendo la produzione di dopamina, sostanza che provoca un senso di benessere, portando così al cosiddetto “down”, il momento in cui l’individuo è più esposto emotivamente ad ansie e patologie simili (marijuana medica).

Questo stato cerebrale può riscontrarsi a livello comportamentale con la classica apatia del fumatore di cannabis o appunto stati d’ansia e di depressione. Il tema è caldo perché in Italia si sta giocando, già da qualche tempo, la partita tra chi vuole la legalizzazione della cannabis e chi invece no (ecco il distributore di marijuana).

Lo scorso gennaio il consiglio comunale torinese si era espresso a favore della liberalizzazione e molti altri comuni sembrano seguire questa scia. Un dibattito complesso, dato che sono in ballo da una parte molti miliardi di euro (quelli che finora sono finiti nelle tasche degli spacciatori) e dall’altra la salute dei cittadini (cannabis legale in Uruguay).

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