Ormai è evidente che i problemi di sovrappeso non si risolvono semplicemente con dieta e attività fisica. L’obesità sembra infatti causare adattamenti biologici difficilmente reversibili e le classiche diete provocano una reazione compensativa per recuperare i chili persi, con conseguente aumento di fame e assimilazione. Ma, sorprendentemente, abituarsi a mangiare lentamente influirebbe sugli equilibri ormonali connessi a appetito e senso di sazietà, con effetti a lungo termine.

Lo avrebbe dimostrato uno studio diretto da Christopher Ochner del Centro di ricerca su obesità e nutrizione di New York. I ricercatori, dopo aver evidenziato che le diete dimagranti fanno aumentare la produzione della grelina, ormone della fame secreto dalle pareti gastriche, hanno dimostrato che l’abitudine di mangiare lentamente può invece abbassare i tassi di questo ormone in modo significativo.

I ricercatori hanno sottoposto due gruppi di adolescenti obesi a trattamenti differenti. Il primo gruppo, composto da 13 ragazzi, ha seguito una dieta ipocalorica standard per 12 mesi, mentre, nello stesso tempo, altri 14 ragazzi seguivano un programma che li aiutava a mangiare lentamente.

Alla fine del trattamento i ragazzi del primo gruppo (dieta ipocalorica) presentavano livelli di grelina di circa il 35 per cento superiori a quelli che presentavano prima della dieta. Al contrario, il secondo gruppo presentava tassi di grelina di circa il 40 per cento inferiori a quelli iniziali.

Una variazione, quest’ultima, paragonabile ai risultati che si ottengono con il bypass gastrico e che persiste per 6 mesi dopo la fine del trattamento.

L’obesità, dicono i ricercatori, si associa generalmente a una maggiore rapidità nel consumo dei pasti e questo, evidentemente, è connesso agli adattamenti neuro ormonali legati alla patologia e che concorrono a rendere irreversibile il sovrappeso.

Certo, mangiare lentamente, da solo, non può risolvere l’obesità, ma il fatto che riesca a indurre cambiamenti biologici come la riduzione di grelina e a intervenire, mitigandoli, sugli squilibri ormonali che stanno alla base della tendenza a ingrassare a dismisura mostra, ancora una volta, come il controllo del peso non possa essere ridotto a una mera questione di calorie assunte e consumate.