Quando si parla di malnutrizione generalmente si pensa subito ai paesi più poveri del mondo, mentre risulta essere un problema anche per quelli più avanzati per via dia abitudini alimentari errate, sbilanciate e carenti dei nutrienti fondamentali perché il proprio corpo viva in salute. Di malnutrizione, in particolare quella femminile, si è parlato nell’ambito di Expo Milano in occasione dell’incontro “Stili di vita e prevenzione della malnutrizione per difetto” organizzato dal Ministero della Salute.

Il medico specialista in Nutrizione clinica all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, Andrea Pezzana ha infatti evidenziato le varie fasi nella vita della donna, in termini fisiologici, spiegano come queste possano sviluppare degli stati di malnutrizione per difetto dall’adolescenza passando poi all’età fertile, gravidanza, premenopausa e alla terza età. Delle carenze che se trascurate possono portare al malfunzionamento degli organi fino alla comparsa di malattie. A soffrire di questa patologia sarebbe il 10% della popolazione europea over 65, con picchi del 35% se le persone si trovano nelle case di riposo.

Nel Sud del mondo assistiamo a una difficoltà ad avere il cibo, mentre nelle nazioni del Nord il problema è legato a alimenti che non garantiscono i corretti apporti nutrizionali“, ha spiegato Pezzana, “Il grande specchio della malnutrizione sono la cute e gli annessi cutanei: i primi campanelli d’allarme sul nostro stato nutrizionale sono rappresentati infatti dal benessere di capelli e unghie.” Tra gli altri indicatori importanti, però, ci sono una “minore efficienza dell’attività fisica, rallentamento nell’esecuzione dei compiti quotidiani, disturbi del sonno e in generale la modificazione delle funzioni fisiologiche“, oltre a una variazione del peso.

Ogni età della donna possiede delle particolarità a cui prestare attenzione, per esempio durante l’età fertile spiega l’esperto “è frequente l’iposideremia, cioè la riduzione del livello di ferro nel plasma del sangue”.  Una carenza “legata al ciclo mestruale ed è particolarmente frequente in chi per vari motivi ha uno stile alimentare ristretto rispetto alle proteine di origine animale“. Per questo motivo, e cercare di compensare questa “mancanza” Pezzana consiglia di “non demonizzare nessun alimento” includendo anche carni rosse, bistecche – almeno un paio di giorni a settimana – e uova – due o tre volte a settimana – nella propria dieta.

Non dobbiamo dimenticare l’importanza di una dieta bilanciata, pur senza ‘medicalizzare’ i nostri pasti“: se bene il ferro sia contenuto anche nei vegetali, il suo assorbimento da parte dell’organismo è comunque meno efficiente e per questo motivo l’esperto consiglia di “ottimizzare l’apporto con la frutta secca“. Come dichiarato dallo stesso, tuttavia, è durante la fase fertile “che si guadagna la salute per gli anni a venire, emerge qui un’esperienza di prevenzione per le patologie sensibili allo stile di vita, come le malattie cardiovascolari, i tumori e le malattie degenerative che hanno un picco nelle fasi successive, ed e’ per questo importante una costante attività fisica”.

Per quanto riguarda la gravidanza, invece, la malnutrizione può avere delle conseguenze anche sul benessere del feto, oltre che altri problemi maggiore, specie se si decide di mettersi “a dieta” per cercare di combattere i chili accumulati: “non è certo questo il momento di sottoporsi a diete restrittive o di controllare il peso. Se poi ci si affida a diete fai da te si rischia la carenza di elementi importanti per la funzionalità degli organi“. Durante l’allattamento, invece, “il maggior rischio arriva dall’inadeguato apporto di acqua”, mentre per quanto riguarda la menopausa la criticità maggiore è rappresentata dall’osteoporosi con rischio di carenza di calcio e vitamina D: tuttavia, sottolinea, esiste un altro metodo ugualmente se non più efficace per rallentare l’osteoporosi, ovvero l’attività fisica che possono essere anche delle camminate con passo veloce.

Per quanto riguarda la terza età, invece, “la malnutrizione per difetto è una concausa dell’invecchiamento con sofferenza.” Per questo motivo, conclude, “è fondamentale che gli anziani siano autonomi nella preparazione dei pasti o che comunque siano supportati altrimenti alimentarsi diventa difficile”.