L’importanza del fattore tempo è al centro della Settimana Mondiale del Cervello del 2016, che fino al prossimo 20 marzo porterà una serie di iniziative in tutto il mondo, dall’Europa agli Stati Uniti: negli ultimi anni, infatti, le malattie neurodegenerative rappresentano un’emergenza sempre più in aumento e che, particolarmente tra i continenti europei costituiscono un costo quasi pari agli 800 miliardi di euro.

Nella medicina in generale il “fattore-tempo” risulta essere molto importante ma questo assume ancora più rilevanza quando si tratta di malattie neurologiche: come sostenuto da Leandro Provinciali, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN, che ogni anno partecipa alla Settimana Mondiale con eventi ed iniziative) il neurologo si trova a “lottare contro il tempo per limitare i danni al cervello, nel vero senso della parola” e per questo motivo “la rapidità e l’accuratezza dell’intervento neurologico, subito dopo la comparsa dei primi sintomi, consentono di ridurre o annullare i danni che spesso condizionano fortemente la qualità di vita dei malati”.

Oltre a questo, però, la diagnosi precoce risulta essere fondamentale anche per molte altre malattie come il Parkinson insieme alla Sclerosi multipla: in questi due casi, spiega Provinciali “è basilare per mettere in atto una strategia terapeutica che possa cambiare la storia naturale della malattia, tenendo sotto controllo i sintomi”.

Il fattore tempo, tuttavia, non risulta essere importante solamente per evitare l’aggravarsi delle malattie neurodegenerative, ma anche per la prevenzione delle stesse: per questo motivo viene consigliato di adottare da sempre un’alimentazione quanto più corretta e salutare, insieme a uno stile di vita non sedentario ma mantenendosi sempre attivi, sia mentalmente che fisicamente.

Malattie neurodegenerative: l’importanza del fattore tempo per l’ictus

Tra le malattie neurodegenerative che causano disabilità – nonché anche la terza causa di morte nel mondo industrializzato – si trova l’ictus: basti pensare che in Italia, ogni anno, vengono diagnosticati circa 200mila nuovi casi, mentre circa un milione vivrebbero già con l’invalidità che la malattia provoca.

Per questo motivo risulta fondamentale il fattore tempo in quanto prima si agisce prima si potranno limitare i danni, i quali sono dovuti alla mancata ossigenazione dei tessuti cerebrali non irrorati: la nuova frontiera per la cura dell’ictus ischemico in fase acuta, spiega il Direttore della Struttura Complessa Neurologia e Stroke Unit del Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, Elio Agostoni, “è la combinazione di trombolisi sistemica, che consiste nella somministrazione di un farmaco capace di disostruire l’arteria cerebrale occlusa, e trombectomia meccanica, eseguita con device meccanici per via endovascolare”. L’efficacia della terapia, che lo stesso spiega di aver eseguito fino ad ora su 130 pazienti, “dipende dal tempo e qualifica l’ictus come un’emergenza tempo-dipendente. In particolare, la trombectomia meccanica dovrebbe essere eseguita il più precocemente possibile e potenzialmente entro le 6 ore dall’esordio dei sintomi”.

Malattie neurodegenerative: anche Alzheimer, Parkinson e Sclerosi multipla

Tra le malattie in cui il fattore tempo risulta essere fondamentale si trova anche l’Alzheimer, che – secondo i recenti dati del Censis – solo in Italia registra più di 600mila casi: stando alle previsioni future nella penisola è in atto l’invecchiamento progressivo della popolazione e questo, entro il 2050, potrebbe voler dire che saranno più di 100 milioni le persone che potrebbero soffrire della malattia. Il fattore tempo è importante specie nelle prime fasi, quando si manifesta clinicamente nei primi disturbi di memoria episodica: “questa fase di disturbi cognitivi lievi, diagnosticabile con opportune valutazioni neuropsicologiche” ha spiegato il direttore scientifico del Centro di neuroscienze di Milano – Università di Milano-Bicocca, Carlo Ferrarese “spesso precede di alcuni anni la demenza vera e propria”.

Lo stesso vale anche per il Parkinson, specie come è stato dimostrato che il processo neurodegenerativo alla base della malattia inizierebbe molti anni prima della comparsa dei primi sintomi: intercettare i pazienti in una fase molto precoce del processo neurodegenerativo e a definiti a rischio è alquanto fondamentale per permettere di intervenire precocemente con dei farmaci neuroprotettivi.

Tempestività fondamentale anche quando entra in campo la Sclerosi Multipla in quanto in questo caso ciò che viene perduto non può essere recuperato e per questo motivo un intervento terapeutico per tempo è fondamentale per cercare di garantire un minore accumulo di disabilità nonché una maggiore autonomia. Secondo il Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova, Gianluigi Mancardi, agire in maniera preventiva è importante “perché attendere senza giustificazioni l’inizio di una terapia incisiva può voler dire, quando la malattia entra definitivamente nella fase progressiva, perdere le numerose armi terapeutiche che abbiamo ora a disposizione”.