Leo Galland è un medico e nutrizionista americano specializzato nella cura delle malattie croniche. Da sempre convinto dell’importanza di una corretta alimentazione per ridurre lo stato di infiammazione latente che si accompagna a queste patologie, Galland asserisce di aver osservato che in molti casi le sue cure portavano, come effetto collaterale, alla perdita di peso in eccesso. E ciò proprio in quelle persone che negli anni erano passate da una dieta all’altra, tornando sempre a riacquistare il peso perso.

Osservazioni e studi successivi lo hanno portato a identificare nell’infiammazione cronica la causa di due dei meccanismi individuati dagli studiosi come cause della difficoltà a perdere e mantenere il peso: la resistenza alla leptina e la resistenza all’insulina.

Senza farla lunga, basti dire che la leptina è prodotta dallo stesso strato adiposo e il suo compito principale è quello di comunicare all’organismo quante riserve ha, inducendo un calo dell’appetito e un’accelerazione del metabolismo quando queste aumentano troppo. L’insulina, invece, ha tra i suoi compiti anche quello di indurre sazietà.

Peccato che in certi casi i messaggi lanciati da questi ormoni non vengano ascoltati e la causa di ciò potrebbe proprio essere un diffuso stato infiammatorio. Il risultato è che il corpo si percepisce costantemente, e a prescindere, in sottopeso e in carenza di zuccheri e quindi mette in atto tutta una serie di meccanismi per ingrassare: rallentamento del metabolismo basale, aumento dell’assorbimento di zuccheri, forte desiderio di cibi ipercalorici…

Tra le cause di infiammazione latente ci sarebbe anche il sovrappeso, il che innesca uno sgradevole circolo vizioso, mentre le diete più drastiche e sbilanciate, che nel breve periodo consentono di controllare l’insulina e ridurre il grasso in eccesso, peggiorano lo stato infiammatorio generale col risultato che, terminata la dieta, si riacquista peso con gli interessi.

Per combattere questo stato di cose il nostro consiglia una dieta antinfiammatoria piuttosto complessa, che elimini i cibi irritanti, primi tra tutti i grassi idrogenati (leggi qui cosa sono), bilanci i grassi tra saturi (burro, lardo, grassi della carne), monoinsaturi (oli vegetali) e polinsaturi (Omega3 e Omega6, contenuti nel pesce e nei semi di lino): i primi due devono coprire ciascuno 1/3 massimo del consumo di grassi totale, gli ultimi 1/3 minimo, possibilmente con un rapporto Omega6/Omega3 di 4/1  (scopri di più su questi grassi benefici).

Consiglia inoltre di eliminare il peperoncino e di privilegiare gli alimenti con elevato indice nutrizionale, vale a dire quelli con alti livelli di nutrienti in rapporto al valore calorico. Per intenderci i farinacei integrali hanno un indice nutrizionale migliore dei loro corrispettivi raffinati; lo zucchero raffinato e le bevande gassate hanno indici nutrizionali prossimi allo zero, vengono infatti definite “calorie vuote”.

Tornerò sull’argomento nelle prossime settimane, ma per chi volesse iniziare a combattere l’infiammazione ecco i 40 alimenti preferiti di Galland, quelli che lui chiama “supercibi”.
Succhi, ovviamente senza zucchero aggiunto, di mirtilli, ciliegie, melograno, verdure.
Frutta secca e semi: mandorle, noci, semi di lino e semi di sesamo.
Frutta fresca: arance, ciliegie, melograni, mele, mirtilli, pompelmi.
Verdure: broccoli, carote, cavoli, cipolle, funghi shiitake, lattuga romana, peperoni, pomodori, porri, rucola, scalogni, spinaci.
Erbe e spezie: aglio, basilico, cannella, cardamomo, chiodi di garofano, cilantro, curcuma, erba cipollina, pepe nero, prezzemolo e zenzero.
Pesci: pesce SanPietro, platessa, salmone, sogliola.
E per finire the verde, albumi e yogurt bianco magro.

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