Gli arrivi e le partenze sono momenti di grande verità. Tutti quelli che se ne vanno per cominciare qualcosa in un luogo diverso lo provano sulla loro pelle. Grandi amicizie che finiscono improvvisamente nel nulla, amori che non si reggono neanche con stampelle e puntelli, inaspettate manifestazioni d’affetto da parte di persone impensabili, spettri del passato che riemergono per salutarti sulla scaletta dell’aereo. Un mix di gioie e dolori difficili da gestire, da razionalizzare, da inquadrare… almeno le prime volte. Poi, più o meno, ci si fa il callo – si impara a proteggersi.

Nella mia vita di arrivi e partenze ce ne sono stati tanti. Ma a volte si è troppo occupati a sopravvivere per poter badare agli altri. Non è egocentrismo, è che da fuori è difficile capire i risvolti pratici di uno spostamento in un luogo culturalmente molto diverso. La vera distanza che si crea tra le persone non è più quella fisica, a cui si può sempre porre rimedio, ma quella mentale, culturale, della filosofia di vita. Ti accorgi che chi resta “a casa” ha improvvisamente una visuale diversa dalla tua, più ristretta, più totalitaria, più annichilita.

Quando passi anni fuori dall’Italia e te la devi cavare da solo, impari il valore delle cose concrete. Incontri persone di ogni tipo e cultura, che nonostante le differenze e le vedute diverse dalle tue, ti tendono la mano senza un perché. Forse perché ci sono già passate prima di te ed hanno affrontato le stesse esperienze, quelle che accomunano tutti coloro che si avventurano nel mondo da soli, forse perché ti stimano o forse perché, semplicemente, aiutare qualcuno li rende migliori. L’incontro con la persona è uno scambio continuo, è un insieme di momenti di scontro e di incontro, di rivelazione e di gratitudine, di slancio e di riflessione.

Nei miei anni all’estero mi sono ritrovata a convivere – nel senso di condividere casa – con persone che non conoscevo, provenienti da ogni angolo di mondo: una coppia brasiliana, un architetto italo-britannico, una studentessa ukraina, un architetto franco-marocchina, uno sceneggiatore per la tv inglese, un quacchero e una teologa americani, un falegname francese, uno studente arabo, un’ex alcolista americana affetta da disturbo bipolare, un italo-inglese psicopatico, un gay canadese, una coppia lesbica con bambina adottata di dieci anni… E queste erano solo le persone che ho conosciuto dentro casa.

Nel mentre, le relazioni sociali si espandono, perché in qualsiasi posto tu vada, essere straniero ti apre le porte nel cuore di tante persone che ti vedono con tenerezza o simpatia o coraggio. E’ allora che trovi le tue prime amicizie, per forza superficiali, ma comunque importantissime. Perché mai come quando sei solo e non conosci nessuno ti rendi conto di quanto sia importante avere un amico, una persona fidata, qualcuno con cui poter condividere il tuo tempo e i tuoi pensieri. Il valore delle relazioni umane cambia, e la gratitudine che si prova nei confronti di coloro che ci accettano è immensa, per quanto strane o diverse da noi queste persone ci possano apparire.

I primi veri traumi arrivano quando torni indietro, quando senti le persone che sono rimaste a casa… una casa che man mano non senti più tanto “casa”, perché nel frattempo la tua percezione del mondo è cambiata, la tua prospettiva è più ampia, hai una visuale distaccata. A volte non trovi neanche più le parole nella tua lingua, pensi e parli seguendo percorsi mentali diversi. Niente di tutto questo passa per la testa di chi non ti vede da un po’. Intuiscono forse il cambiamento, ma non lo comprendono. Cercano di riportarti indietro nel tempo, come se nulla fosse accaduto. Non è così che funziona…

Sulla mia pelle, mi sono scontrata tante volte con l’ottusità delle persone. A partire dai rapporti lavorativi con l’Italia, dove si tende sempre a vivacchiare, dove ogni cosa “anomala” viene percepita come una minaccia, un tentativo di essere fregati, estrema diffidenza. E poi arrivano le batoste con gli amici o sedicenti tali, quelli che finché sei lontana assorbono i tuoi sfoghi, le tue gioie e i tuoi oscillamenti umorali per il solo scopo di avere qualcosa da spifferare ad altri ed elevarsi nel loro piccolo regno, millantando informazioni confidenziali sul tuo conto. Sono quelle stesse persone che dopo essersi profuse in dichiarazioni di amore eterno e di stima, quando ti rivedono vicina si sentono minacciate nella loro misera piccolezza e tentano di distruggerti in tutti i modi. Nelle relazioni affettive, pure peggio. Ci sono quelli che finché sei lontana, sei solo più controllabile. Quando ti avvicini è il disastro. Miserie di una cultura asservita all’arte della bugia, della furbizia e della fregatura. Quanto di più odioso esista, perché sono anche le cose per le quali gli italiani sono vittima di pregiudizi all’estero.

E’ così che ti ritrovi nel costante e ingrato compito di sfrondare… traditori, millantatori, falsi amici, arraffoni di varia categoria, gente su cui pensavi di poter contare e che invece ti girano le spalle per partito preso, perché non rispondi più alle loro aspettative di vita, perché non vivi come vorrebbero loro. Alcuni ti girano le spalle proprio nel momento del bisogno, quando vivi i momenti più neri, ed è allora che impari che la vera terra straniera non è quella che ti ha arricchito a livello umano, ma quella che ti ha dato i natali, dove tutto viene dato per scontato. E’ una scontatezza che fa male.

Puoi decidere se ritrovarti straniero in terra natia o adottato in terra straniera. Io preferisco di gran lunga la seconda. Sono rientrata in Italia da un anno, ed è stato un anno difficile dal punto di vista delle relazioni umane. Mi sono ritrovata a dovermi parzialmente riadattare a un modo di vita che mi va stretto, che è arretrato, cieco, illogico, a tratti barbaro. Ho dovuto tagliare selvaggiamente i contatti, tutte quelle persone per cui ho provato affetto sincero e che però non è stato ricambiato, senza possibilità di una spiegazione o di un appello: sempre meno si riesce a parlare con gli altri, a comunicare. A volte vedo le persone come muli, prese a mangiucchiare la loro biada, e che rispondono solo alla frusta del padrone. Ben misero modo di vivere l’unica vita che abbiamo…

Dall’altro lato, posso dire di avere trovato persone fantastiche sul mio cammino. Persone che ammiro e che possono capirmi, perché di nomadi veri ce ne sono tanti, solo che a volte sono schivi o troppo impegnati – esattamente come me – a sopravvivere. E’ stato così per alcuni italiani atipici, come Stefano, Irene e Millo. Persone a cui voglio un bene immenso perché c’è empatia vera, affetto sincero e condivisione dei momenti di gioia e di frustrazione, la solidarietà che si crea solo tra persone che si comprendono. Ed è stato così per molte persone straniere, come Yar, Meshari e Duy (ma l’elenco sarebbe molto lungo), con le quali si è creato un vero scambio, al di là delle loro culture, diverse come possono essere quella afghana, araba e vietnamita, che continua a farci tenere in contatto anche mentre ci troviamo in angoli opposti di mondo. Persone che sono a casa lontano da casa.

Persone così sono come l’uomo che abbraccia il leone. Un abbraccio tra animali diversi, uno subdolo e l’altro possente, entrambi potenzialmente minacciosi, che scelgono di incontrarsi nella loro diversità e creare rapporti leali e sinceri. Si dice che sia più difficile aprire il proprio cuore al pericolo che imbracciare un fucile. E’ vero. Ma vi assicuro che ne vale la pena. Nessun rimpianto per le persone che ho lasciato per strada. Il vero viaggiatore è colui che non ha un posto dove tornare. Tutti gli altri si chiamano “turisti”. A me piace definirmi nomade… e vivere una vita in cui abbraccio i leoni. E’ qualcosa che non puoi smettere di fare. Semplicemente.

Volevo salutarvi così… oggi lascio le pagine di Salute, a cui sono molto affezionata. Ma credo che mi rileggerete presto altrove, qui su Leonardo, e vi scriverò delle mie nuove avventure da un posto lontano. E’ stato un piacere accompagnarvi giorno dopo giorno qui sul web: scrivendo di raffreddori e sinusiti ho girato due continenti.

Buona vita a tutti, e un grazie di cuore agli Amici veri, quelli che sono felici per me da vicina e da lontana, quelli che non mi negano mai un abbraccio, un sorriso, una telefonata, un aiuto di fronte a una richiesta inaspettata…a quelli che fanno il tifo per me, anche nell’avventura più sgarrupata.

A voi tutti… abbracciate un leone. Questo Paese ne ha un gran bisogno.