Fare sesso fa bene al corpo e all’anima e chiunque è libero di vivere l’amore nel modo in cui crede, purché lo si faccia in modo sicuro pensando sempre in primis alla propria salute. Questo è il messaggio lanciato in Svizzera da Love Life, la nuova campagna di sensibilizzazione verso il tema dell’Aids. Si tratta di uno spot di poco più di un minuto le cui immagini hanno scosso l’animo di numerose persone che le hanno definite “volgari e scabrose” (scopri qui cos’è il sexercise). Ecco il video.

In questo minuto di filmato sono state rappresentate tantissime scene ad alto tasso erotico in cui vengono mostrate persone che vivono la loro sessualità in modo libero e, soprattutto, responsabile (fare sesso rende più intelligenti, scopri qui perché). Esperienze di vita quotidiana, sogni proibiti, desideri nascosti e passioni vissute senza porsi troppi problemi: questa è la quotidianità della gente ed è stata rievocata in questo spot che, secondo il governo svizzero “non ha nulla a che fare con la pornografia”, come sostengono invece alcuni esponenti di PEV e PPD, che la trovano ignobile e di cattivo gusto.

Il governo sottolinea anche la grande risonanza della campagna, iniziata a maggio scorso, che nel primo mese ha riscosso 86.000 volte “sì” al manifesto “Love life”, e oltre mezzo milione di persone hanno guardato il filmato su YouTube. Il sesso sicuro è e resterà sempre uno degli argomenti più discussi nella vita reale e su internet. In molti si sono posti il problema dei minori che vedendo le immagini diffuse avrebbero potuto subire danni e provare vergogna, ma come ha scritto il Consiglio federale “se a causa della campagna bambini pongono domande sulla sessualità, c’è la possibilità di rispondere in modo adeguato all’età”. Nonostante le critiche da parte degli esponenti più conservatori, la campagna di prevenzione contro l’Aids ha ricevuto un’eco molto positiva su internet ed è stata in grado di risvegliare l’attenzione sul tema del sesso sicuro e il governo svizzero non ha alcuna intenzione di interromperla.

photo credit: Dale Joseph Bolender via photopin cc