Le Asl italiane peccano di trasparenza: è questo il quadro che viene fuori dal Primo Rapporto sullo stato di attuazione delle azioni adottate dalla sanità pubblica in materia di trasparenza ed integrità, realizzato dall’Agenzia nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) in collaborazione con Libera. La scarsa trasparenza si registrerebbe a più livelli di attività: dalle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie al cittadino alle informazioni diffuse per bandi di gara.

I contratti di fornitura stipulati con i privati sono resi noti soltanto dal 35 per cento delle Asl mentre le liste d’attesa per le prestazioni sarebbero pubblicate in modo dettagliato solo in sette regioni italiane su venti. Gli aspetti maggiormente a rischio sembrano registrarsi soprattutto al Sud. E sembra che davvero a poco sia valsa la legge che nel 2012 è stata approvata in parlamento, per rendere maggiormente consultabili tutte le informazioni possibili sull’utilizzo delle risorse pubbliche da parte dei cittadini. Fra le Regioni più carenti in questo senso figurano Molise e Marche ma anche Campania e Calabria, soprattutto per via dei dilaganti episodi di corruzione.

La poca trasparenza non si registra soltanto per le liste d’attesa o per le forniture ma anche per la pubblicazione dei bilanci: nella maggior parte dei casi, infatti, le Asl non pubblicano i bilanci semplificati, e sintetici rendendo la loro consultazione assai più complessa e quindi meno trasparente a rigor di logica. Le Regioni italiane più virtuose sono invece quelle dell’Emilia Romagna, del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia.

Il tallone d’Achille delle Asl restano comunque le liste d’attesa: oltre ad essere poco trasparenti, queste sono spesso oggetto di inefficienze nell’accesso e di abusi.