La liquirizia (nome scientifico Glycyrrhiza glabra) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae (Leguminose Papilionaceae). Cresce spontanea in tutta l’area mediterranea e le sue proprietà curative erano note già agli antichi egizi. Il suo nome significa “radice dolce” ed oggi è ampiamente utilizzata per la realizzazione di caramelle dolci, ma anche in erboristeria e nella medicina cinese.

Le parti utilizzate a scopo curativo sono radici e rizomi, a cui sono attribuite proprietà antinfiammatorie e regolatrici dell’acidità gastrica, cicatrizzanti, lassative, protettrici dei vasi sanguigni, dolcificanti e dissetanti.

La liquirizia costituisce inoltre un diffuso rimedio naturale contro l’ipotensione: tra i suoi numerosi effetti, presenta infatti anche quello di aumentare la pressione arteriosa, rendendosi preziosa per chi soffre di giramenti di testa dovuti alla pressione bassa, ma anche acerrima nemica degli ipertesi.

Il succo estratto dalle sue radici è costituito dal 3 al 5% da un saponoside, la glicirizzina, principio attivo che favorisce la ritenzione del sodio e la perdita di potassio da parte dell’organismo (soprattutto a livello dei reni), aumentando di conseguenza la pressione (scopri qui i rischi che la pressione bassa comporta per la salute).

Nonostante apporti dunque innegabili benefici nei pazienti ipotesi (ovvero con valori pressori inferiori a 90/60mmHg), il consumo di liquirizia dovrebbe comunque restare moderato. I principi attivi in essa contenuti non agiscono infatti solo sulla regolazione della pressione arteriosa, ma anche su importanti funzioni dell’organismo, come la capacità di assimilare il potassio, con il rischio di incorrere in disturbi quali ritenzione idrosalina, diminuzione della diuresi, difficoltà al muscolo cardiaco, mal di testa e gonfiori. Tra gli effetti collaterali della liquirizia, va chiaramente specificato che ne bastano 50gr al giorno, per 2/4 settimane, per determinare un significativo aumento dei rischi correlati all’ipertensione. Sconsigliato è anche l’utilizzo di liquirizia in gravidanza, durante l’allattamento e in combinazione a farmaci corticosteroidi o diuretici.

Perché agisca realmente sulla pressione arteriosa, la liquirizia va tuttavia consumata pura; facilmente reperibile in farmacia sotto forma di pasticche, comode da tenere in borsetta e consumare all’occorrenza (non più oltre i tre grammi al giorno). Non agiscono dunque altrettanto efficacemente caramelle gommose e le famose “rotelle”, ma validi si rivelando anche i classici bastoncini da masticare e i preparati per decotti e tisane (indicativamente 1.5-2gr di droga in 150 ml di acqua, lasciando macerare per 15 minuti a fuoco spento).

Per chi la pressione bassa è invece una condizione cronica, legata a spossatezza e frequenti capogiri, maggiormente indicate sono le capsule di estratto secco di liquirizia titolato e standardizzato in glicirizzina, da assumere, sotto controllo medico, due/tre volte al dì. Entro certi dosaggi l’assunzione di liquirizia resta infatti sicura, ma prima di iniziare una terapia è comunque importante consultare uno specialista, quindi monitorare regolarmente la pressione, così da ridurre la posologia man mano che massima e minima tendono a stabilizzarsi su livelli accettabili.