L’ iperico (nome scientifico Hypericum perforatum) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Hypericaceae. Originaria del continente europeo, è oggi diffusa un po’ ovunque: predilige zone soleggiate ed è comune scorgere i suoi fiori, giallo intenso, a bordo strada e nei campi incolti.

La pianta è nota da tempo per le sue proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e antisettiche; assunto per via orale, l’ iperico svolge tuttavia anche una blanda azione antidepressiva, apprezzabile in caso di sindrome depressiva di lieve e media entità, depressione stagionale e depressione da sindrome climaterica.

Tale proprietà si deve principalmente ai flavonoidi presenti nelle sommità fiorite della pianta, ricche di ipericina, rutina, quercetina e iperoside, sostanze a spiccata attività antidepressiva e sedativa, in grado di rasserenare l’ umore e utili nel trattamento degli stati ansiosi. L’ ipericina, in particolare, è in grado di aumentare la secrezione notturna di melatonina (aiutando contro l’ insonnia), accrescere i livelli serici di serotonina (riequilibrando del tono dell’ umore) e inibire i neurorecettori denominati noradrenalina e dopamina, che  possiedono un ruolo importante nell’ insorgenza degli stati depressivi. Tali proprietà rendono l’ iperico assimilabile all’ azione dei trattamenti antidepressivi tradizionali, manifestando tuttavia un minor numero di effetti collaterali. Per questo motivo sempre più persone ricorrono all’ iperico (reperibile in compresse, capsule, tintura madre o tisane) come aiuto per regolare il sonno e l’ umore, soprattutto in caso di disturbi legati alla stagionalità, all’ età, a cambiamenti ormonali (menopausa), o a particolari momenti della vita (attacchi di panico, enuresi notturne e paure infantili).

L’ efficacia dell’ iperico è confermata da numerosi test clinici controllati, che hanno tuttavia evidenziato anche numerose controindicazioni. In particolare, l’ iperico può interagire con farmaci antidepressivi come citalopram, fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina e linezolid, con gli inibitori delle MAO e gli anfetaminici; può ridurre l’ effetto anticoagulante del Warfarin; abbassare i livelli ematici della Ciclosporina (usata contro il rischio di rigetto da trapianti) e ridurre l’ effetto dei contraccettivi orali. I suoi estratti sono inoltre controindicati in caso di gravidanza, allattamento e nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Tra gli effetti collaterali si annovera poi fotosensibilità, astenia, agitazione, tachicardia, incremento della frequenza delle minzioni, affaticamento, secchezza della bocca e riduzione della libido.