Sempre più di frequente si sente associare la sigla LGBT ai temi cari alla comunità omosessuale. Eppure riferirsi unicamente all’universo gay potrebbe risultare riduttivo rispetto alla grande variabilità di orientamenti che questa sigla rappresenta. Cosa significa LGBT, di conseguenza, e quali sono le sue varianti?

LGBT: un acronimo eterogeneo

L’acronimo LGBT, a volte riportato anche come GLBT, è una sigla pensata per racchiudere le principali varianti della sessualità umana, oltre alla tendenza eterosessuale. Come facile intuire, a ogni lettera corrisponde una tipologia d’orientamento sessuale o d’identità di genere:

  • L: lesbiche, ovvero donne omosessuali, cioè attratte da persone dello stesso sesso;
  • G: gay, uomini omosessuali, quindi sempre attratti da individui dello stesso sesso;
  • B: bisex, persone che indifferentemente stringono rapporti di coppia e sessuali con persone dello stesso sesso o di quello opposto;
  • T: transgender, persone che effettuano un percorso di transizione verso il sesso opposto rispetto a quello di nascita. Se tale percorso è dal maschile al femminile, l’individuo sarà MtF (male to female). In caso contrario, FtM (female to male). Quando ci si riferisce a persone transessuali, è molto importante relazionarsi con il genere d’approdo anziché quello di nascita. Si utilizzerà quindi il femminile per le persone MtF e il maschile per le FtM.

La sigla trova origini lontane, sin dal periodo della rivoluzione sessuale negli anni ’60, sebbene l’uso nella lingua comune si sia affermato negli anni ’90, soprattutto nei paesi anglosassoni. L’acronimo è simbolo dell’intera comunità e ha carattere inclusivo, affinché ogni orientamento sia adeguatamente rappresentato. Per questo motivo, soprattutto negli ultimi anni con l’approvazione sempre più diffusa di diritti e legislazioni sulle coppie di fatto, si parla di comunità LGBT anziché di comunità gay: per evitare che i media e le istituzioni si concentrino unicamente sulle questioni, per quanto lecite e urgenti, degli omosessuali maschi.

LGBTQ e le altre varianti

Soprattutto grazie all’avvento di Internet, e dei social network qualche anno più tanti, vi sono state molte proposte per allargare questa sigla ad altre forme di sessualità o, più genericamente, di stili di vita. Alcune di queste sono già più che ampiamente utilizzate come sinonimi dell’acronimo base, altre non hanno invece suscitato lo stesso successo. Di seguito, le varianti più comuni:

  • LGBTQ: vengono aggiunti gli individui che si considerano “queer”, un termine prima politico e poi culturale per coloro che non si riconoscono nelle categorizzazioni classiche sull’identità di genere, indipendentemente da rapporti amorosi e sentimentali con persone dello stesso sesso. Sebbene in passato il termine sia stato spesso scelto per marcare una differenza dall’eteronormalizzazione dell’identità di genere, oggi la parola è usata più come sinonimo onnicomprensivo dell’intera comunità;
  • LGBTQI: inserisce gli intersessuali, ovvero persone che per vari motivi – dal punto di vista cromosomico alla fattezza dei genitali esterni – non sono facilmente definibili come uomo o donna;
  • LGBTA: considera anche gli appartenenti al movimento asessuale, persone che non provano attrazione erotica verso individui del proprio o dell’opposto sesso o, in alternativa, dalla libido espressa oltre l’orientamento sessuale.

Non mancano altre numerose alternative, anche se impossibile rimandarne in questa sede una disanima esaustiva. Per riferimento, si sottolinea come l’associazione internazionale ILGA (International Lesbian and Gay Association), che riunisce 400 gruppi in 90 nazioni, abbia scelto di utilizzare l’acronimo LGBTI (lesbiche, gay, bisex, transgender, intersex).