Leader si nasce o si diventa? La leadership è una dote innata oppure una capacità che si può apprendere con l’allenamento?

Queste domande hanno dato il via a moltissimi studi, che hanno portato al moltiplicarsi di definizioni e di teorie. Le neuroscienze ci spiegano come funziona, in concreto, il cervello di un leader.

Una recente ricerca realizzata dalla Case Western Reserve University di Cleveland ha individuato due reti neurali interconnesse che fanno riferimento a due stili specifici di leadership: un sistema (Task Positive Network) coinvolto nella risoluzione dei problemi, alla focalizzazione dell’attenzione, alla capacità di prendere le decisioni e di controllare le azioni e un altro sistema (Default Mode Network) che ha invece più a che fare con i comportamenti etici e sociali, con la consapevolezza di sé, con la cognizioni sociale, con la creatività e con la morale. Queste due reti sono presenti in ognuno di noi e funzionano in maniera alternata (ecco gli autoscatti dei leader politici).

Il leader, dunque, sa usare entrambi i sistemi, passando da una rete all’altra in modo molto veloce, identificando quale dei due sistemi utilizzare in maniera inconscia. Insomma, se parlare di gene della leadership è una semplificazione, studiare la modalità di pensiero di un leader è possibile e, magari anche allenarla. Intanto, i primi risultati mostrano che la flessibilità del pensiero gioca un ruolo primario per l’efficacia della leadership (Fiat leader della mobilità ecosostenibile).

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