Introdurre una specie per liberarsi di un’altra: un concetto semplice che gli esseri umani hanno usato sin dall’antichità per sbarazzarsi di quegli animali o quella piante che gli procuravano fastidio, o di regolarne lo sviluppo e la crescita per controllare certi fenomeni. Ebbene, non riesce quasi mai: spesso, molti degli organismi non-nativi di un habitat, quando vi vengono introdotti riescono a soppraffarlo facilmente, prendendo il controllo del territorio e fornendo materiale a iosa per numerose pellicole di serie B e tristemente famose, come Le Api Assassine. La cosa peggiore però non sono di certo i film…

Le nuove specie introdotte in un habitat che non è il loro mettono a rischio quelle specie native che invece di per sé sono a rischio. Facciamo allora una rassegna di quali siano le specie non native più “invadenti” e dannose per l’ambiente: molte di queste vi stupiranno.

KUDZU

La pianta kudzu, originaria del Giappone, sembra una pianta del tutto innocente. Fu introdotta negli Stati Uniti negli anni Settanta ed impiantata in filari in quei territori che erano a rischio erosione, per prevenire che il suolo franasse: il vantaggio del kudzu rispetto alle piante locali era che si trattava di una specie dalla crescita rapida, caratteristica che avrebbe permesso di risolvere il problema in poco tempo.

Oggi il kudzu viene considerato come la peste negli stati del Sud degli Stati Uniti: basti pensare che è stato soprannominato “La pianta che ha mangiato il Sud”. Infatti il kudzu non solo cresce in fretta e prende possesso del territorio in modo rapido, ma anche degli effetti distruittivi sulle piante native che lo circondano: moltiplicandosi in fretta e cerscendo in fretta, isola le specie native e finisce con il distruggerle. Basti pensare che il kudzu può crescere in altezza dai 30 fino ai 100 metri, e può spezzare o sradicare altre piante semplicemente con la forza del proprio peso.

E dire che a vederla sembra tanto una pianta carina…