Le Maldive sono sulla “linea del fronte” dei cambiamenti climatici. E il paradiso delle vacanze ha deciso di battersi con le armi delle nuove tecnologie, l’energia verde e la salvaguardia della barriera corallina, difesa naturale delle coste. Per dimostrare che si può crescere “in maniera verde”. “Siamo noi che dobbiamo salvare noi stessi. Nessuno lo farà per noi”, ha detto in un’intervista all’Adnkronos Mohammed Nasheed, primo presidente eletto democraticamente delle Maldive, che ha messo la difesa dell’ambiente al centro della sua battaglia politica.

LA PROTEZIONE DELLE COSTE
“La crescita del livello del mare -spiega- significa che dobbiamo investire nella protezione delle coste: barriere e frangiflutti. Ma si tratta d’interventi costosi che possono danneggiare le barriere coralline. Per questo il nostro governo sta sperimentando tecniche d’ingegneria soft per prendersi meglio cura delle barriere coralline, che proteggono le isole dalle onde del mare in maniera naturale”.

LE EMISSIONI DI CO2
Allo stesso tempo, le Maldive stanno cercando anche di arrivare ad “una economia ad emissioni zero, con la riduzione della nostra dipendenza dal petrolio importato dall’estero”. “Vogliamo dimostrare -dichiara il presidente- che sviluppo e progresso non significano emissioni di anidride carbonica. Vogliamo dimostrare che si può crescere, ma crescere in maniera verde”. “Le Maldive -aggiunge- hanno stabilito d’investire il 2% del reddito nazionale in progetti di energia rinnovabile”.

PRIORITA’: AMBIENTE
Ex leader dell’opposizione, Nasheed ha affrontato in patria carcere e torture, oltre all’esilio in Gran Bretagna, prima di vincere le elezioni alla testa del partito Democratico delle Maldive nel 2008. Con il suo governo, il paese ha voltato pagina dopo 40 anni di governo dell’autoritario presidente Maumoon Abdul Gayoom. E l’ambiente, in una nazione composta da un’arcipelago di oltre mille isole coralline nell’Oceano indiano, è stato fin dall’inizio una sua priorità.

IL PROTOCOLLO DI KYOTO
“Da quando è stato ratificato il protocollo di Kyoto, le emissioni globali sono cresciute e la situazione peggiora di anno in anno. Alle Maldive – sottolinea il presidente- siamo sulla linea del fronte dei cambiamenti climatici. I maldiviani vivono nella natura, la maggior parte di loro a cento, duecento metri dal mare. Abbiamo 70 isole dove l’acqua del suolo è contaminata, perché l’acqua di mare ricopre il terreno e contamina l’acqua potabile. E abbiamo 14 isole dove il governo ha dovuto trasferire la popolazione perché è aumentata l’erosione delle coste”.

IL RISCHIO PER LE BARRIERE CORALLINE
“Sappiamo -continua Nasheed- che stanno cambiando i parametri del clima e che la maggiore umidità dell’aria porta più tempeste, il che significa più erosione e più contaminazione dell’acqua. Inoltre le temperature più alte danneggiano le barriere coralline, con danni per la pesca. Per le Maldive, come per molti altri Paesi, il cambiamento climatico non è un problema futuro, ma una realtà di oggi”.

UNA SOCIETA’ SOSTENIBILE
I maldiviani hanno fatto la loro scelta di modello sostenibile, ma non possono pensare di vincere da soli contro i cambiamenti climatici. Il 17 ottobre 2009 Nasheed scelse, con una provocazione di grande impatto mediatico, di riunire il primo consiglio dei ministri subacqueo per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale all’innalzamento del livello del mare. Ma il presidente maldiviano sa bene che i gesti non bastano. E oggi, dopo il compromesso raggiunto l’11 dicembre alla conferenza sul clima di Durban, propone di cambiare modo di negoziare.

IL DOPO-DURBAN
“Il Mandato di Durban è probabilmente il miglior accordo che si poteva raggiungere”, afferma Nasheed, ma nei negoziati internazionali sul clima “ogni accordo raggiunto è sempre al minimo comune denominatore” perché serve l’unanimità. Ora bisogna invece cambiare sistema. Finora si è continuato “a parlare delle necessità di tagliare le emissioni. Ma per i politici, specialmente nei paesi in via di sviluppo dove milioni di persone ancora non hanno accesso all’elettricità, parlare di tagli è molto difficile. Nessun politico- riflette il presidente- può dire di voler tagliare la crescita economica, lo sviluppo o lo sforzo per ridurre la povertà”.
“Per questo motivo- spiega Nasheed- non bisogna chiedere ai paesi di non fare cose, di non inquinare. Chiediamogli invece di fare più cose positive, d’investire nelle energie rinnovabili. Se chiederemo agli altri Paesi di impegnarsi a investire una percentuale del reddito nazionale nell’energia pulita, invece di chiedere una riduzione delle emissioni, avremo più successo e affronteremo meglio i cambiamenti climatici”.