A partire dal lancio di Totnes, come prima iniziativa, nel 2006, il concetto di Transizione è emerso ripetutamente a molti livelli.
Cercare di suddividere le iniziative di Transizione in gruppi e categorie separati è un po’ come provare ad inchiodare una gelatina al muro… Il movimento di Transizione celebra la spontaneità e la diversità e non vuole essere normativo: il gruppo è invece felice di consigliare i gruppi emergenti in merito al livello più efficace sul quale operare, e di offrire loro tutto il supporto necessario.

“Stiamo assistendo allo sviluppo di una combinazione di livelli che include alcune delle seguenti: iniziative locali di Transizione, reti di Transizione regionali, centri regionali, reti/organizzazioni nazionali di supporto alla Transizione, raggruppamenti temporanei di iniziative locali per completare determinati progetti, e tante altre manifestazioni dello stesso fenomeno”. In aggiunta ai
7 principi generali precedentemente enunciati, ci sono 6 linee-guida pratiche che il movimento chiede alle iniziative di rispettare, a qualunque livello appartengano. Le riportiamo qui di seguito.

LE SEI LINEE GUIDA

1. Accettazione degli scopi e principi base – senza dimenticare che il gruppo potrà sempre contribuire al loro sviluppo e aggiornamento.

2. La vita è più semplice se non inventiamo nuovamente la ruota: esistono già centinaia di iniziative che hanno sviluppato costituzioni, progetti, siti web, strutture. Guardatevi intorno, non abbiate paura di chiedere: i gruppi generalmente sono felici di condividere ciò che hanno imparato; imparate dai loro errori piuttosto che dai vostri! La Formazione di Transizione (Transition Training) è estremamente utile in questo senso, dato che assicura che la vostra iniziativa includa, fin da subito, persone da lungo tempo coinvolte nella comunità locale.

3. Cominciate col formare un gruppo guida che già definisca il momento in cui si scioglierà: il gruppo guida esiste per assistere i primi passi del processo ma sa già che si dovrà sciogliere per seguirne le future evoluzioni (con l’avvertimento che le prime esperienze indicano che questa linea guida potrebbe essere più appropriata a livello locale che su grande scala).

4. Interdipendenza: le iniziative di Transizione sono molto più forti quando lavorano in appoggio alle iniziative che stanno loro intorno. La comunicazione è fondamentale, dato che sostiene le iniziative più recenti fungendo da modello e da incoraggiamento, dove possibile.

5. Apertura al feedback e all’apprendimento: l’apertura al feedback di altri che lavorano in questo campo è implicita nell’accettazione di questi principi. Potrebbero esserci, ad esempio, dubbi sul fatto che la conduzione della nostra iniziativa di Transizione incarni o meno questi principi. Questo tipo di feedback è più efficace quando ci viene comunicato dai nostri pari, ma è sempre vitale essere pronti ad essere messi alla prova da chiunque; del resto i feedback posso anche essere altamente positivi e generare sicurezza.

6. Inizia da casa tua: le iniziative di Transizione locali identificano autonomamente il livello più opportuno su cui lavorare, ma questo principio le incoraggia a lavorare ad un livello in cui si sentono a proprio agio e sul quale possono avere influenza, piuttosto che lanciarsi subito in un lavoro a livello regionale. Non fare il passo più lungo della gamba. Inoltre, è fondamentale che ogni persona con un ruolo attivo in un progetto di Transizione, a qualsiasi livello al di sopra del locale, sia anche attiva in una iniziativa locale in modo da mantenere un solido legame con le sfide pratiche e operative del lavoro di Transizione.