L’Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea (PTCA), o più semplicemente ‘angioplastica’, è una procedura chirurgica cui si ricorre per dilatare le arterie che portano sangue al cuore.

Nata quasi 40 anni fa per merito del Dott. Gruentzig, l’angioplastica è una tecnica ancora oggi molto diffusa nella terapia delle coronopatie. Solo negli Stati Uniti, ogni anno più di un milione di pazienti  si sottopongono ad angioplastica, specie in seguito a infarto, o comunque a occlusione totale o parziale di un vaso a causa della formazione di placche aterosclerotiche. La procedura è infatti molto rapida e non necessita di incisioni o anestesia generale: in sostanza si inserisce uno speciale catetere a palloncino all’interno della coronaria ristretta a causa della placca; quindi lo si gonfia progressivamente al fine di allargare il vaso e ristabilire il normale flusso di sangue verso il cuore.

L’intervento di angioplastica coronarica viene generalmente effettuato in ospedale. Prima di procedere con l’intervento vero e proprio, sarà necessario effettuare una coronografia, così da identificare con precisione il punto in cui intervenire. Si inserisce quindi un tubicino nell’arteria, nel quale viene fatto passare prima il catetere per la coronografia e in seguito quello cosiddetto “a palloncino”, che permetterà l’esecuzione dell’angioplastica vera e propria. Una volta raggiunta l’occlusione, si procede al gonfi aggio: in questo modo la placca aterosclerotica viene spinta verso la parete del vaso, ripristinando la circolazione nell’arteria. L’ultima fase della procedura prevede quindi l’applicazione di uno “stent” (piccolo cilindro in maglia di rete metallica) nel tratto di coronaria trattata, così da assicurare il corretto flusso sanguigno nel tempo. Solo in presenza di particolari patologie, si procede invece con l’inserimento di stent medicati (detti “stent a eluizione”) ovvero ricoperti da un farmaco a lenta cessione finalizzato a impedire una nuova occlusione dell’arteria.

La procedura è oggi considerata rapida e sicura, come dimostra il gran numero di esecuzioni. Dopo l’intervento di angioplastica si resterà in osservazione per  24/48 ore. La maggior parte dei pazienti può fare ritorno a casa già il giorno successivo all’intervento: la zona in cui sono stati inseriti i cateteri potrà risultare dolorante per circa una settimana, ma i tempi di ripresa sono decisamente brevi.

Le percentuali di successo dell’angioplastica sono inoltre molto alte, intorno al 90%, e l’utilizzo dello stent ha permesso di ridurre notevolmente anche i casi di recidiva. Pur trattandosi di una procedura di routine, come tutti gli interventi, anche l’angioplastica comporta dei rischi: maggiormente interessati da complicazioni risultano i pazienti over 75, coloro che soffrono di insufficienza cardiaca o renale e i soggetti affetti da particolari patologie, come ad esempio il diabete.

Uno dei rischi maggiori consiste nella possibile formazione di trombi, eventualità che si mira a scongiurare prescrivendo una terapia a base di anticoagulanti o antiaggreganti a seguito dell’intervento. Tra  le complicazioni gravi si ricordano inoltre: danni ai vasi sanguigni, provocati dai cateteri; aritmia; infarto e ictus. Si tratta tuttavia di eventualità piuttosto rare, tanto che meno del 2% di pazienti perde la vita durante l’intervento di angioplastica.