La mirra, famosa per essere uno dei doni, assieme ad oro e incenso, che i Magi portarono al bambin Gesù, altro non è che una resina estratta da alcuni arbusti e alberi appartenenti al genere Commiphora. Tra le oltre cinquanta specie esistenti, la più utilizzata per l’estrazione della mirra è la Commiphora myrrha, arbusto molto diffuso nella penisola arabica e nelle regioni dell’Africa Nord-orientale. Alla fine dell’estate, sul suo tronco compaiono infatti una serie di noduli, dai quali essuda un liquido ambrato che, al contatto con l’aria, solidifica in forma di granuli, dall’aspetto semitrasparente, che successivamente, essiccandosi, assumeranno una colorazione rossiccia traslucida.

In passato, la mirra era impiegata per come rimedio naturale per lenire le ferite, come carminativo ed espettorante, per il trattamento delle infezioni delle prime vie respiratorie, ma anche come digestivo e disinfettante urinario. Nell’Antico Egitto, la preziosa resina era parte integrante del processo d’imbalsamazione dei corpi, mentre le donne la utilizzavano come maschera anti-rughe, profumo per ambienti e insetticida.

Per mancanza di dati circa la sicurezza della mirra, molti di questi usi sono oggi stati abbandonati, soprattutto quelli che ne prevedevano l’ingestione; riconosciute sono tuttavia le sue proprietà antinfiammatorie, analgesiche e disinfettanti.

Ad  uso medicinale si fa oggi ricorso alla resina, ma soprattutto all’olio essenziale che se ne ricava, ricco di chetoni, steroli, sesquiterpeni e polisaccaridi. Il suo peculiare profumo lo rende un efficace rimedio per tenere alla larga insetti e parassiti: grazie ad un bruciatore per oli essenziali, o anche semplicemente disciolto nell’acqua degli umidificatori di caloriferi e camini (circa 1 goccia per ogni metro quadro), l’olio essenziale di mirra disinfetta l’ambiente, svolge un’azione antiparassitaria e funge da espettorante in caso di tosse e raffreddore.

La tintura di mirra costituisce invece un rimedio efficace per gengiviti, piorrea, afte, stomatiti e tonsilliti: sebbene l’ingestione sia sconsigliata, sono in molti ad utilizzare la mirra come disinfettante orale (poche gocce in acqua, da usare come collutorio d’emergenza).

In pasta o in crema, risulta poi utile per la medicazione di abrasioni, ferite, ulcerazioni cutanee, foruncoli, acne, eczemi, micosi e dermatiti. Grazie alle due proprietà disinfettanti e antibatteriche, la mirra facilita infatti il processo di guarigione della pelle, eliminando agenti infettanti e ripristinando il naturale equilibrio delle zone affette. Consigliato in tal senso anche un impacco da effettuarsi con 6-7 gocce di olio essenziale in 300 ml di acqua distillata, in cui intingere garze sterili, da stendere poi sulle zone interessate. Ripetere l’operazione fino a miglioramento o completa guarigione. Diluito in olio vegetale, l’olio essenziale di mirra risulta infine cicatrizzante ed efficace su screpolature della pelle e rughe.

Mirra: controindicazioni

La mirra, in qualsiasi sua forma, non dovrebbe mai essere ingerita, poiché può causare nausea, vomito, bruciori e  irritazioni diffuse a carico dell’apparato digerente. Consigliato è invece un uso prettamente esterno, che non comporta particolare controindicazioni, se non nel caso di allergie o ipersensibilità al prodotto, con la possibile conseguente comparsa di orticaria o dermatite da contatto.