Guardatela bene… sembra una specie di pitone frutto di esperimenti genetici malriusciti, tanto che pensare che si mangia pare incredibile. Si chiama “melma rosa” ed è una pasta composta da tessuti connettivi (leggi grasso, pelle, cartilagini, tendini…) e scarti di bistecca in una doccia di ammoniaca. Non vi attira?

Ebbene, nonostante la “melma rosa” sia stata scartata lo scorso dicembre persino dai fast food come McDonald’s, Taco Bell e Burger King – evidentemente perché era troppo urfida persino da mettere dentro gli economicissimi hamburger da catena industriale – le scuole americane hanno stilato un contratto per servirne 3 milioni di chili sui vassoi delle mense scolastiche nei prossimi mesi. L’acquisto è stato fatto dal Dipartimento dell’Agricoltura americano, che manterrà, nonostante tutte le politiche messe in atto per fornire cibi più sani ai bambini, la “melma rosa” nei menu delle scuole. Mantenere, sì… perché in realtà di melma rosa si sono nutrite tutte le generazioni di studenti nell’ultimo decennio, e chissà se hanno mai saputo che cosa in realtà stessero mangiando…

Perché la sostanza (che neanche si merita di essere chiamata “cibo”) viene tagliata e compressa in formine rotonde e poi schiaffata begli hamburger e nei panini, ma come diversi giornali americani hanno sottolineato (il Daily in prima fila), si tratta di parti di mucca e di scarti alimentari che sono normalmente destinati al cibo per cani.

E se riuscite a bypassare la nausea per aver letto sin qui (il solo pensiero di dare ai vostri figli del cibo per cani servito a scuola vi inquieta? Beh, pensate a chi disgraziatamente quella roba la ha anche mangiata), c’è anche il fatto che si tratta di sostanze altamente a rischio. I microbiologi Gerald Zirnstein ed il microbiologo (in pensione) Carl Custer hanno condotto uno studio sulla “melma rosa” negli anni ’90, quando JoAnn Smith, nota amicona dell’industria della carne, lavorava come sottosegretaria nell’amministrazione di George W. Bush. Notiamo che la Smith era anche il presidente sia dell’Associazione degli allevatori della Florida che dell’associazione nazionale degli allevatori). A quel tempo, Custer suonò l’allarme per i problemi di sicurezza alimentare derivati dalla “melma rosa”, ma la USDA (l’agenzia per il controllo alimentare americana) ignorò i suoi avvisi, sollecitando un secondo studio sulla sostanza.

Poiché gli scarti della carne sono particolarmente vulnerabili alla contaminazione batterica, la compagnia Beef Products del South Dakota ebbe l’idea di immergere la “melma rosa” in ammoniaca per uccidere l’Escherichia coli e la salmonella. Era il 2001. La USDA diede la propria approvazione e poco dopo la melma poté essere commercializzata in modo legalissimo.

Nel 2009 il New York Times denunciava un tasso altissimo di contaminazioni da Escherichia coli e di salmonella nelle scuole americane e nei prodotti della Beef Products, nonostante il bagno in ammoniaca. Però, naturalmente, la “melma rosa” costa poco, anzi pochissimo. E per le scuole è un gran business. Pensate che sarebbe falso dire che la “melma rosa” non è al 100% carne bovina.

Ora, voi vi starete chiedendo che cosa questa storia ha a che fare con voi. Ma vi siete mai chiesti che cosa mangiano i vostri bambini a scuola? Vi siete mai interessati? Sapete quali sono le aziende appaltate per i pasti?

Forse sarebbe ora di cominciare a farlo.