Le proprietà antinfiammatorie, antiossidanti,  immunostimolanti e antidolorifiche della curcuma sono ben note, così come i suoi poteri curativi su alcune forme tumorali, ora però si è scoperto che il pigmento giallo che dà colore a questa spezia ha effetti particolarmente marcati contro l’infiammazione associata con l’obesità.

Si tratta di una constatazione importante soprattutto se si considera che l’infiammazione metabolica cronica di basso grado, anche detta infiammazione silente, associata al sovrappeso, sembra essere una causa, più che un sintomo, dell’obesità. Sarebbe proprio lei, infatti, a provocare la resistenza alla leptina, sabotando i meccanismi di autoregolazione del peso corporeo.

Del resto anche la recente scoperta della proteina my d88, presente nel sistema immunitario intestinale e causa di obesità (uno studio dell’Università Cattolica di Louvain in Belgio, pubblicato sulla rivista Nature Communication, ha rivelato che inattivando questa proteina nei topi obesi si ottiene una significativa riduzione della massa grassa) dimostra la correlazione tra infiammazione e peso in eccesso. Il dimagrimento ottenuto inibendo my d88 passa, infatti, da una diminuzione dell’infiammazione obeso-indotta

Ma torniamo alla curcumina. Diversi studi l’hanno presa in considerazione proprio per le sue proprietà antinfiammatorie, dimostrando che può aiutare a perdere peso e a ridurre le malattie associate all’obesità.

Di recente però si sono indagati meglio i meccanismi attraverso i quali agisce, scoprendo che la curcumina interagisce direttamente con il tessuto adiposo bianco (quello dannoso) riducendo in modo significativo l’infiammazione cronica.

Nel tessuto adiposo, la curcumina inibisce l’infiltrazione dei macrofagi liberi e l’attivazione di diversi agenti infiammatori, mentre attiva l’adiponectina, che è il principale agente anti-infiammatorio secreto dagli adipociti, le cellule del grasso.

La curcumina dimostra, inoltre, la capacità di inibire la differenziazione degli adipociti (meccanismo che porta all’aumento del numero di cellule adipose) e promuovere l’attività antiossidante e di agire a livello del fegato contrastando i danni indotti dalla leptina.

COME CONSUMARLA
La curcumina è una delle principali componenti salutari della curcuma ed è presente dal 2 all’8 % nella maggior parte delle preparazioni di questa spezia, ricavata dal rizoma trattato e polverizzato della pianta omonima. Si tratta di un pigmento di colore giallo (polifenolo) che si trova nella spezia insieme ad altri curcuminoidi e che viene scarsamente assorbito, tanto che le sue azioni più evidenti sono quelle che si esplicano direttamente nel tratto digerente.

Si possono assumere dai 3 ai 10 grammi di curcuma al giorno, aggiungendola preferibilmente a fine cottura e associandola con il pepe che ne aumenta fino a 20 volte la biodisponibilità, vale a dire la possibilità di essere assimilata, oppure con olio o tè verde. In alternativa si può scegliere il curry, la classica miscela di spezie di cui la curcuma è il principale ingrediente.

È possibile anche assumerne dagli 1,5 ai 3 grammi in forma di tisana (0,5-1 g in una tazza d’acqua, tre volte al dì) o ancora provare la tradizionale ricetta ayurvedica del golden milk.

Per un effetto terapeutico più intenso si può ricorrere ai molti preparati farmacologigi che sono nati sulla scia delle ricerche sugli effetti curativi della curcumina.

CONTROINDICAZIONI
Per le sue proprietà coleretiche e colagoghe (stimolanti della produzione di bile)  la curcuma è sconsigliata in presenza di calcoli biliari e ostruzione delle vie biliari, è inoltre sconsigliata in caso di malattie epatiche e si sono notate interazioni negative con i trattamenti chemioterapici del tumore alla mammella e con al warfarin (coumadin). A scopo precauzionale si sconsiglia l’assunzione di preparati anche durante gravidanza, allattamento e nell’infanzia.

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