Si chiama candida ed è un fungo che alberga, in forma di spore, nell’intestino della stragrande maggioranza delle persone, contribuendo alla digestione di zuccheri e lieviti. In determinate condizioni, però, diventa aggressivo e si trasforma, diventando un ospite scomodo che detta legge arrivando a modificare i nostri gusti alimentari e il nostro appetito.

Le ricerche degli ultimi anni stanno sempre più concentrandosi sull’intestino e sulla sua flora batterica per cercare una soluzione all’aumento epidemico di obesità e sovrappeso. E stanno individuando cause nascoste e, fino a pochi anni fa insospettabili, della tendenza a ingrassare.

Come già scritto, l’impulso a mangiare troppo non può essere considerato la causa prima dell’aumento di peso perché, in realtà, è a sua volta sintomo di uno squilibrio biochimico molto più strisciante, nascosto e complesso. Uno squilibrio che può prendere l’avvio da infezioni, stress, inquinamento, alimentazione sbagliata e che si manifesta con la cosiddetta infiammazione cronica di bassa intensità e/o con una disbiosi (impoverimento della flora batterica).

La candidosi intestinale, in alcuni casi, può rappresentare l’anello di congiunzione tra lo squilibrio del microbiota e l’aumento di peso. Uno smodato desiderio di dolci, pane, pasta, pizza o patate può essere l’effetto diretto delle tossine che la candida invia al cervello attraverso il nervo vago. Una volta saziata, la candida invia altre tossine al cervello per placare l’appetito e ci si ritrova con un fastidioso senso di gonfiore, che è diretta conseguenza della “digestione” attuata dalle spore.

Oggi si ritiene che l’infezione cronica da candida possa essere responsabile, diretta o indiretta, di tutta una serie di patologie, tra le quali problemi digestivi, bulimia e obesità, ma anche disturbi psicosomatici, depressione, insonnia, dismenorrea, cefalee, intolleranze alimentari, dermatiti, cistiti, herpes, artrite, diabete, lupus, morbo di Crohn, ulcera, asma, ipertensione e persino dell’autismo.

Ma andiamo per ordine, esistono 150 specie di candida e solo una decina di queste può divenire patogena. Tutte queste specie, in particolare la Candida albicans, fanno parte della normale flora batterica gastrointestinale e dei microrganismi presenti nelle pliche cutanee e sulle mucose e le si trova in forma più o meno innocua in circa il 95 per cento delle persone, dove, in genere, le normali difese immunitarie riescono a tenerla sotto controllo.

Quando una specie di candida soggetta a divenire patogena prende il sopravvento, le spore passano alla forma vegetativa, sviluppando filamenti con i quali si attaccano alle pareti intestinali, danneggiandole e rendendole permeabili a tossine e macromolecole che normalmente non possono uscire dal tratto intestinale. La stessa candida, a questo punto, può migrare e infettare altre sedi, in particolare vagina, cavo orale e pliche cutanee ma anche polmoni, cuore e cervello.

Le cause della proliferazione della candida e del suo passaggio da simbiote a parassita, possono essere diverse: alimentazione squilibrata (troppi lieviti e zuccheri), assunzione prolungata di farmaci (antibiotici, antinfiammatori, chemioterapici, psicofarmaci, sonniferi ansiolitici, immunosoppressori, contraccettivi orali, cortisonici), malattie debilitanti (AIDS, malattie autoimmuni), intossicazione da metalli pesanti e additivi e stress.

I sintomi di una disbiosi da candida possono essere molto variabili: gonfiore addominale, gas intestinali, rallentamento dei processi digestivi, fame di zuccheri, manifestazioni neuropsichiche imputabili alle circa 80 neurotossine prodotte dalla candida (si va dal mal di testa alla depressione, ai disturbi ossessivo compulsivi), senso di stanchezza e spossatezza, ritenzione idrica (con aumento di peso), malassorbimenti (con possibile dimagrimento), dolori muscolari e ossei.

Esistono anche test diagnostici come l’esame delle feci, che però non è risolutivo, o l’esame istologico del tessuto intestinale, che però è invasivo. Infine si può ricercare la presenza di antigeni del fungo a livello ematico (esame del sangue con test immunoenzimatici).

Una volta , confermata la diagnosi è importante  affrontare il problema da più fronti, la candidosi è molto difficile da debellare e spesso dà luogo a recidive. Il consiglio è di affiancare ai trattamenti farmacologici, idrocolonterapia o lavaggi intestinali, una dieta anticandida e l’assunzione di probiotici e prebiotici.