La birra è una delle più diffuse e più antiche bevande alcoliche al mondo, le cui origini risalgono addirittura a cinque mila anni fa, ai tempi delle antiche civiltà mesopotamiche.

Ottenuta dalla fermentazione di mosto a base di malto d’orzo ed aromatizzata da luppolo, la birra vanta numerose proprietà benefiche: grazie all’alto contenuto di silicio, protegge dall’osteoporosi; la presenza di polifenoli combatte il colesterolo e l’invecchiamento; lo xantumolo contenuto nelle infiorescenze femminili del luppolo agisce da protezione per leucemia e tumore all’ovaio; favorisce poi la salute cardiovascolare ed è ricca di vitamine del gruppo B, di fibre e lieviti benefici per l’intestino.

Ma come ogni bevanda alcolica, anche la birra presenta tuttavia alcuni effetti collaterali non trascurabili. Si calcola che un uomo possa bere fino a due, massimo tre unità di birra al giorno, mentre per le donne la dose raccomandabile si ferma a due porzioni. Superati tali livelli di assunzione, il consumo di birra arreca infatti più danni che benefici.

Un eccessivo consumo di birra può così rappresentare un importante fattore di rischio per cancro all’esofago, allo stomaco, al colon, al pancreas, al fegato, alla prostata ed ai polmoni, come sottolineato dai ricercatori dell’Università McGill di Montreal, a seguito di un’indagine condotta su 3.600 canadesi tra i 35 e i 70 anni.

L’abuso di questa bevanda avrebbe poi effetti sul sistema nervoso, favorendo il declino cognitivo e spianando la strada a malattie come Parkinson e Alzheimer. Questa volta, a rivelarlo è uno studio dell’Institute of Preventive Medicine di Copenhagen, che sottolinea come per i bevitori di birra, invecchiando, il rischio di andare incontro a deterioramento delle funzioni mentali sarebbe due volte più alto rispetto ai non bevitori.

A causa dell’alto livello di lieviti presenti, la birra potrebbe inoltre essere responsabili di gravi problemi alla prostata. Se vino e superalcolici presentano infatti un sufficiente tasso alcolico da uccidere i lieviti, questo non vale per la birra, che contiene inoltre luppolo, in grado di irritare ulteriormente la prostata. I lieviti presenti nella birra entrerebbero così direttamente nel flusso sanguigno, arrivando velocemente alla prostata e provocando i vari disturbi e dolori ad essa associati. Il consumo di birra è dunque assolutamente da evitare se si soffre di prostatite acuta o cronica, così come nel caso di ulcere.

La presenza di alcol e lieviti attivi, irrita infatti la mucosa gastrointestinale, così che, oltre ad aumentare (come tutti gli alcolici) il rischio di andare incontro a iperacidità, gastrite e ulcera gastrica o duodenale, il consumo eccessivo di birra può portare ad episodi diarroici, con la perdita di sali minerali e di acqua. A ciò si aggiunge una spiccata capacità diuretica, che favorisce ulteriormente la disidratazione all’escrezione urinaria di preziosi sali minerali.

Oltre ad irritare l’apparato gastrointestinale, l’alcol presente nella birra svolge lo stesso effetto anche sulle mucose della bocca, a tutto danno delle gengive, che tendono a ritrarsi. Contenendo maltodestrine, la birra fornisce inoltre un eccezionale substrato di crescita batterica, aumentando il rischio di carie.

Il consumo eccessivo di tale bevanda inciderebbe infine negativamente sul’assorbimento intestinale di varie molecole, tra cui la vitamina B1 (tiamina), la B2 (riboflavina), la PP (niacina) e l’acido folico, fondamentale per prevenire l’anemia e la spina bifida nel feto e per la replicazione degli acidi nucleici.