La Belladonna (nome scientifico Atropa belladonna L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae e originaria di Europa, Africa settentrionale e Asia. Cresce spontanea nelle zone montane e submontane fino a 1.400 metri di altitudine, prediligendo boschi di faggi, ombrosi e dal terreno calcareo. E’ dotata di fusto robusto, di un colore rosso-verde e foglie ovali-lanceolate di un verde intenso, ricoperte da una peluria che emana un odore sgradevole. I fiori si presentano come campanule di colore violaceo, mentre le bacche, simili a mirtilli nero-viola, sono contornate dal calice aperto a stella.

A scopi terapeutici, della belladonna si utilizzano le foglie essiccate, tuttavia si tratta di una pianta estremamente tossica, i cui principi attivi hanno un effetto paralizzante sulle terminazioni nervose del sistema parasimpatico, determinano una riduzione della sensibilità al dolore.

In particolare, l’atropina, l’alcaloide principale di questa pianta, è oggi largamente utilizzato in oculistica poiché, agendo sul sistema nervoso parasimpatico, provoca la midriasi delle pupille, ovvero la loro dilatazione, permettendo di individuare diverse le patologie a carico degli occhi. Proprio all’effetto dilatante sulle pupille la belladonna deve il suo nome. Veniva infatti usata come espediente di bellezza dalle dame del Rinascimento, che attraverso un macerato delle sue foglie , inducevano la midriasi delle pupille per rendere lo sguardo più seducente.

Oltre all’atropina, la belladonna contiene iosciamina e scopolamina, quindi la pianta può essere impiegata per diversi scopi in base al tipo di alcaloide utilizzato. In generale, la belladonna agisce su cuore, polmoni, vene, cervello e sistema nervoso, costituendo, nonostante la sua tossicità, una delle piante più note dal punto di vista farmacologico.

Grazie alle sue proprietà antidolorifiche, antispastiche e antinfiammatorie può infatti essere impiegata in caso di: riniti allergiche, raffreddore, influenza, pertosse, bronchite e pneumopatie varie; mal di gola, faringiti e rinofaringiti; otiti; congiuntiviti e infiammazioni degli occhi; mestruazioni dolorose o irregolari; cefalee nervose, mal di testa, nevralgie acute; disturbi della pelle quali acne, eritemi ed eczemi; gastrite e ulcera dello stomaco e del duodeno; problemi intestinali come coliti, stitichezza e gonfiore ed emorroidi.

In alcuni casi, la belladonna può inoltre risultare utile come coadiuvante nel trattamento degli stati depressivi e dell’insonnia, anche se deve necessariamente essere assunta con moderazione, poiché potenzia l’effetto degli antidepressivi triciclici.

Belladonna: controindicazioni

Nonostante le numerose possibili applicazioni, non bisogna mai scordare che la belladonna resta una pianta estremamente pericolosa se assunta in dosaggi o forme diverse da quelle prescritte sotto stretto controllo medico. Tra gli effetti collaterali dell’ingestione accidentale di belladonna si annoverano allucinazioni e perdita del controllo psicomotorio; ad un prima fase “eccitatoria” seguono quindi blocco della sudorazione con conseguente ipertermia, secchezza alla bocca, problemi alla vista, tachicardia, tremori, insufficienza polmonare e stati di incoscienza anche gravi.

Numerose sono anche le interazioni farmacologiche che possono verificarsi anche a seguito del corretto utilizzo di estratti di belladonna: in particolar modo, le sostanze contenute nella pianta possono interagire con farmaci antidepressivi, antispastici, antistaminici, anticolinergici, neurolettici e farmaci antiparkinsoniani.

In caso di sovradosaggio, si possono infine verificare perdita del controllo psicomotorio e disordini mentali accompagnati da allucinazioni.