Sono circa un milione gli italiani che sono affetti da DOC (disturbi ossessivo compulsivi), il che equivale ad una percentuale del 2/3% del totale della popolazione.

Come DOC sono classificati quei disturbi che si manifestano in disordini psichiatrici che inducono l’individuo ad avere pensieri negativi ed ossessivi associati a comportamenti ricorrenti per neutralizzare questi pensieri.

È un dato allarmante soprattutto se si pensa che si tratta di una malattia invalidante tanto per chi ne è colpito che per i famigliari del malato. Infatti, questo tipo di disturbi, portano l’individuo ad allontanarsi dalla società e ad avere delle grandi difficoltà nei normali rapporti interpersonali.

Ma, oltre ai danni personali, i DOC rappresentano anche un elevato dispendio di risorse economiche che sia le famiglie che l’assistenza sanitaria pubblica sono costrette a sostenere per le terapie adeguate al trattamento di questi disturbi.

Per questo, come già successo in Gran Bretagna, gli esperti stanno tentando di trovare delle terapie alternative agli psicofarmaci, il trattamento che solito è indicato in questa patologia che però ha un elevato costo sociale.

La soluzione sembra essere quella della terapia cognitivo-comportamentale che, diversamente rispetto ai farmaci tradizionale, è in grado di rieducare il paziente alla vita sociale normale con elevati benefici sia in termini di salute (gli psicofarmaci hanno molti effetti collaterali) che di spesa pubblica.