In Italia gli antibiotici sono usati troppo e male. E’ quanto emerge dal progetto ARPEC, studio finanziato dall’Unione Europea.

In base ai risultati esposti in Italia, rispetto ad altri paesi d’Europa, non sembra esserci una corretta conoscenza di questi medicinali che sono usati troppo spesso impropriamente, soprattutto nei confronti dei bambini.

Nel Nord Europa, prendendo in considerazione un campione di 100 pazienti, la prevalenza dell’uso di antibiotici è del 30%, rispetto al Sud Europa che ha una percentuale del 38%, la stessa rilevata anche in Italia, il che pone il nostro paese al penultimo posto della classifica.

Gli antibiotici – ha sottolineato la professoressa Susanna Esposito, Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - sono farmaci preziosi, molto utili in presenza di specifiche infezioni, ma che non funzionano o addirittura possono essere dannosi qualora non vengano utilizzati in modo corretto. E’, quindi, molto importante che siano somministrati solo quando li prescrive il pediatra, dopo aver fatto un’attenta diagnosi della patologia presentata dal bambino.

Un uso scorretto di antibiotici, infatti, aumenta la resistenza dei microbi a questo tipo di trattamento, che ogni anno provoca la morte di ben 25.000 persone. Ma, oltre a questo fatto gravissimo, va anche considerato che l’aumento dei microbi resistenti agli antibiotici comporta un un surplus di spese per le Sanità Pubbliche e perdite di produttività di circa 1,5 miliardi di euro.