L’ipotiroidismo è una patologia del sistema endocrino caratterizzata da un deficit della ghiandola tiroidea, la quale non sarebbe in grado di produrre gli ormoni (specialmente TSH, T3 e T4) in quantità sufficiente.

Questo comporta quindi ad un rallentamento di tutti i processi del metabolismo e va a creare i primi sintomi quali stanchezza e sonno eccessivo, ma anche poca capacità di tollerare il freddo ed un aumento di peso ingiustificato. Più di sei milioni di italiani ne sono affetti – nel maggiore dei casi sono donne – e, man mano che la patologia fa il suo decorso, si possono notare anche altri sintomi come costipazione, una pelle spenta e secca, gonfiore a volto e palpebre, capelli fragili e deboli (in alcuni casi si rischia anche la perdita) e voce rauca.

L’ipotiroidismo si può verificare anche nei bambini dove può portare ritardi nella crescita e, in alcuni casi, anche nello sviluppo intellettuale. Tra le cause più comuni legate all’ipotiroidismo c’è un basso livello di iodio assunto attraverso la propria dieta, mentre chi segue una corretta alimentazione la causa può essere la tiroide di Hashimoto – con patogenesi autoimmune -. Se bene meno comuni tra le altre cause possono essercil’assunzione di alcuni farmaci, trattamenti precedenti con iodio radioattivo oppure ancora la mancanza di una tiroide funzionante sin dalla nascita o un precedente intervento di tipo chirurgico alla tiroide.

Oltre ai sintomi, per sapere se si possiede la patologia – rilevando anche delle fasi iniziali – basterà sottoporsi a degli esami del sangue specifici con misurazione dei livelli di TSH e degli ormoni tiroidei (T3 e T4).

Cure

Prevenire è sempre meglio che curare: per evitare l’insorgenza della patologia – ma anche per alleviarla – viene spesso consigliato di aggiungere dello iodio negli alimenti della propria dieta: ciò è risultato di grande effetto per eliminare i casi di ipotiroidismo endemico infantile nei paesi in cui era molto frequente. Sì ad una dieta con latticini, pesce e, come condimento, del sale iodato.

Tra le cure in genere vengono prescritti trattamenti con la levotiroxina (L-Tiroxina), un ormone tiroideo sintetico che va a normalizzare lo squilibrio dei livelli di TSH e T4 libero (tiroxina). Una cura basata soprattutto sulla condizione di questi due ultimi ormoni, che comincia con dosi basse, per aumentare progressivamente a seconda della condizione dell’individuo. In molti casi la terapia va avanti per tutta la vita, con controlli periodici per verificare se è opportuno continuare con la stessa o modificarla.

Negli anziani e nei pazienti che soffrono di malattie cardiache, per esempio, in genere viene consigliata una dose iniziale decisamente bassa, onde evitare spiacevoli complicanze; in genere chi è affetto da ipotiroidismo subclinico può bastare una terapia con dosi inferiori, al contrario degli individui con ipotiroidismo centrale i quali dovranno assumere dosi più elevate rispetto alla media.

Le uniche complicazioni legate alla tiroxina sono legate ad un dosaggio errato, poiché se troppo eccessivo si manifestano i sintomi di ipertiroidismo – con la ghiandola tiroidea iperattiva – causando sintomi come stanchezza, nervosismo, instabilità e impossibilità di dormire, ma anche respiro affannoso e battito del cuore accelerato e difficoltà nello svolgere esercizi fisici per l’indebolimento dei muscoli. Per questo motivo, in questi casi, verranno effettuate delle analisi sul TSH poiché, se basso, va a sottolineare una dose eccesiva del farmaco. In genere vengono effettuati controlli ogni 6-10 settimane ogni qualvolta viene cambiata la dose di tiroxina, mentre saranno ancora più frequenti in caso di gravidanza o di assunzione di altri farmaci contemporaneamente, che potrebbero andare ad interferire con la terapia a base di tiroxina.

In genere viene consigliato di assumere la levotiroxina tra i 30 e 60 minuti prima della colazione oppure quattro ore dopo i pasti, in modo da far assorbire le sostanze considerati inibitrici per la sostanza, come calcio, integratori alimentari contenenti ferro, idrossido di alluminio o una dieta ricca di soia.

Nei casi di donne in gravidanza con ipotiroidismo i livelli di TSH vengono monitorati e, per il primo trimestre, la levotiroxina può essere somministrata per mantenere i livelli dello stesso siero entro i valori normali. Se l’ipotiroidismo non viene trattato durante la gravidanza possono sorgere diverse complicazioni che possono andare a mettere in pericolo anche la salute dello stesso feto, come il modesto passaggio della tiroxina nella placenta del feto nella prima e ultima fase della gestazione, che in ogni caso risulta alquanto importante per far si che il feto si sviluppi a livello cerebrale. Specialmente durante la gravidanza i controlli per la terapia sono più frequenti.

Se bene esistano delle terapie che in qualche modo alleviano tutti i sintomi legati alla patologia, non è stato ancora trovato un modo diretto per aumentare la produzione dell’ormone tiroideo della tiroide.

In ogni caso quanto scritto non va assolutamente preso alla lettera: il testo si basa su delle supposizioni ed è volto a dare dei suggerimenti che in nessun modo devono andare a sostituire la cura prescritta dal proprio medico di cura o da un medico specialista.

photo credit: trench_mouth via photopin cc