Tenere la propria pressione sanguigna entro i valori normali è importante, specie per i pazienti che soffrono di ipertensione, così da tutelarsi contro malattie cardiovascolari. Per questo vengono in aiuto dei medicinali per tenere i valori a bada, ma tuttavia non riescono sempre a fare un lavoro efficiente.

Per questo motivo un gruppo di ricercatori della Queen Mary University di Londra – in collaborazione con l’azienda americana Rox Medical – ha messo in atto una sperimentazione, pubblicata sulle pagine di Lancet: un impianto con le dimensioni di una classica graffetta che sarebbe in grado di tenere sotto controllo la pressione sanguigna. Questo dispositivo, applicato nella regione inguinale degli individui consentirebbe di distanziare un’arteria da una vena facendo così abbassare la pressione entro dei valori considerati nella norma, quindi tra i 60 e 90 mmHg di diastolica (minima) e tra i 100 e 140 mmHg di sistolica (massima).

L’operazione viene eseguita in circa quaranta minuti in anestesia locale e sarebbe già stata sperimentata su 84 persone affette da ipertensione (di cui 44 più “gravi”, che quindi non rispondevano ad almeno tre trattamenti diversi per contrastare il problema): i risultati del test hanno dimostrato come i due terzi di questi avessero avuto dei risultati più che positivi – quindi con una diminuzione della pressione e di conseguenza anche di tutti i fattori che questa condizione può comportare – al contrario, l’un terzo restante (circa il 29%) avrebbe manifestato dei problemi legati alla post-operazione mostrando un anomalo ma leggero rigonfiamento della parte operata. Per questo motivo questo metodo non entrerà ancora tra le pratiche cliniche in quanto gli stessi medici avrebbero dichiarato che saranno effettuati altri test, così da escludere qualsiasi effetto collaterale, andando a scongiurare anche qualsiasi problema di gonfiore.

Un metodo che oltre a risultare particolarmente efficace per abbassare la pressione arteriosa  - ove i farmaci non riescano a fare il loro lavoro – da risultati positivi anche dove la denervazione renale risulti inefficace e risulta inoltre un trattamento reversibile oltre che indolore.

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