L’ipertensione è quella condizione patologica che si verifica quando i valori di pressione all’interno delle arterie (massima, minima o entrambe) si mantengono sempre al di sopra di quelle normali, anche in presenza di oscillazioni durante la giornata. In generale, si parla di ipertensione quando i valori superano 140/90 mmHg; i soggetti diabetici o con insufficienza renale, invece, vengono considerati ipertesi per valori superiori a 130/85 mmHg.

QUANDO SI MISURA LA PRESSIONE?

Occorre misurare la propria pressione arteriosa al mattino, prima di fare colazione, tra le 6 e le 9, prima di prendere farmaci. In questo orario la pressione del sangue può raggiungere i valori più alti della giornata.

QUALI SONO I SINTOMI DELL’IPERTENSIONE?

Nella maggior parte dei casi è asintomatica, soprattutto quando i livelli di pressione arteriosa non sono eccessivamente elevati. In alcuni casi, e spesso durante vere e proprie crisi ipertensive, può causare mal di testa (cefalea) o “sensazione di testa piena”, sensazione di calore, disturbi visivi come lampi di luce (fosfeni) o macchie scure (scotomi), fischi e ronzii auricolari (acufeni), vertigini, sanguinamenti dal naso (epistassi). E’ importante sottolineare che l’ipertensione costituisce uno dei maggiori fattori di rischio per malattie cardiovascolari e pertanto, non di rado, viene diagnosticata solo in occasione di tali eventi.

CAUSE DELL’IPERTENSIONE

Esistono due tipi di ipertensione: quella detta secondaria, ossia causata da malattie della tiroide, del surrene, del rene (che producono sostanze in grado di aumentare direttamente la pressione arteriosa), da alterazioni delle arterie renali, da assunzione di contraccettivi orali ad alto contenuto di estrogeni, dalla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, da malattie del sangue. Quando queste cause possono essere eliminate, la pressione ritorna nella norma.

Più comune (90% dei casi) è, invece, l’ipertensione cosiddetta “primitiva o essenziale”, determinata dall’interazione fra la predisposizione genetica (che consiste nell’alterazione di molti geni) e alcuni fattori ambientali, come il sale da cucina, il caffé, l’abuso di alcolici, le diete povere in potassio e calcio, lo stress, il fumo, la sedentarietà, l’obesità e l’invecchiamento. Anche l’assunzione di liquirizia e di farmaci da banco (come gli anti-infiammatori, farmaci per la cura del raffreddore e la sinusite, farmaci utilizzati per il dimagrimento) può contribuire, a lungo termine, ad aumentare la pressione.

CURE: FARMACI O CORRETTA ALIMENTAZIONE?

Assumere un corretto stile di vita che comincia proprio dal seguire un’alimentazione povera di sale (5 gr/die) e di grassi è il primo passo verso la riduzione della pressione, e solitamente è sufficiente nelle prime fasi, quando i valori sono ai limiti alti della norma (120-139 mmHg per la massima e 80-89 mmHg per la minima), in quanto questa condizione predice fortemente il successivo sviluppo di ipertensione.

Nel caso in cui tali accorgimenti non siano efficaci, è necessario intervenire anche con i farmaci. Nei soggetti ad alto rischio è fondamentale utilizzare i farmaci sin dall’inizio.