Ad essere colpito da ipercolesterolemia familiare è almeno un soggetto ogni trecento quando si tratta della forma eterozigote e di un soggetto ogni trecentomila quando si tratta della forma omozigote. Chi soffre di ipercolesterolemia per questioni di genetica potrebbe però, molto presto, avere a disposizione un’arma piuttosto efficace contro questo problema. Si tratta degli anticorpi anti PCSK9, farmaci assai costosi ma anche assai validi per lo scopo per cui sono stati creati.

Chi soffre di ipercolesterolemia familiare, infatti, non può contare soltanto sull’attenzione alla propria alimentazione (evitando i cibi che favoriscono l’aumento del colesterolo) e alla pratica dell’esercizio fisico ma necessità di soluzioni farmacologiche. E gli anticorpi anti PCSK9 è proprio quello di cui vi sarebbe bisogno poiché l’ipercolesterolemia familiare alza i valori del colesterolo fin dai primi anni di vita. Questa risposta farmacologica però consentirebbe di ridurre il rischio che tali soggetti sviluppino con più facilità malattie cardiovascolari (legate tipicamente anche ad alti livelli di colesterolo).

Avere a disposizione questo tipo di anticorpi consentirebbe inoltre di evitare trattamenti più invasivi, come la LDL-aferesi, una specie di dialisi a cui i pazienti vengono in genere sottoposti una o due volte alla settimana, in modo tale che l’organismo sia in parte depurato dal colesterolo in eccesso.