Avreste mai pensato di leggere una notizia del genere? E’ un grande passo avanti per la medicina.

Il 17 gennaio l’Equipe Medica del Dottor Antonio Curnis. Direttore del laboratorio di Elettrofisiologia e Cardiostimolazione dell’Università di Brescia ha impiantato il quarto pacemaker senza fili, denominato “Nanostim” e prodotto dalla multinazionale americana St. Jude Medical, su un paziente di 350kg.

“L’intervento è andato benissimo - spiega Curnis - il paziente sta bene e sarà dimesso già domani perché non è necessaria una degenza lunga visto che l’operazione non è invasiva”. Come potete immaginare, l’intervento su una persona di tali dimensioni non è stata affatto semplice, ma non solo: per poterlo trasportare a Brescia, è stata utilizzata un’ambulanza speciale, messa a disposizione dai Vigili del Fuoco; la ricerca del letto per la degenza è stata complicata, hanno dovuto apportare modifiche ad un letto per obesi, tarato per sorreggere un massimo di 250kg. Anche il letto in acciaio della sala operatoria e l’equipe sono stati rinforzati: ci sono volute ben 11 persone per farlo alzare dal lettino.

L’Ospedale Civile di Brescia, contando quest’ultimo intervento, ha già installato 4 pacemaker senza fili: costa il doppio rispetto ad un normale pacemaker e verrà installato soltanto su pazienti a rischio di infezione. Questo pacemaker, oltre a ridurre il rischio di infezioni, evita il presentarsi di complicanze cliniche causate dagli elettrocateteri. Ogni anno vengono impianti ben 800 pacemaker e defibrillatori al Civile e, dopo oggi, sarà possibile usufruire di questa nanotecnologia in 20 centri di quasi tutte le regioni.

VANTAGGI

Grazie a questa tecnologia, in soli 11 minuti il pacemaker era già nel cuore, riducendo il recupero post operatorio. Inoltre, non esisteranno più sacche chirurgiche sottopelle, elettrocateteri che dalle vene arrivano al cuore, portando infezioni.

Infine, i chirurghi non saranno più costretti ad utilizzare bisturi e punti di sutura, in quanto tutta la procedura viene svolta con strumenti che, attraverso una semplice puntura nella zona inguinale, si introducono dalla vena femorale.

A cura di Jessica Di Giacomo

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