Per effettuare una interruzione di gravidanza esistono essenzialmente due modalità: l’aborto farmacologico, che avviene mediante somministrazione di farmaci (possibile entro le 7 settimane) e l’aborto strumentale o chirurgico, che consiste in un vero e proprio intervento, eseguibile fino alla 24° settimane di gravidanza, salvo casi eccezionali. Si tratta in questo caso di una procedura che può essere eseguita in una struttura ospedaliera pubblica o privata, in anestesia locale, sedazione cosciente, o anestesia generale e che consiste nella rimozione del prodotto di concepimento contenuto all’interno dell’utero per via chirurgica. L’intervento dura circa quindici minuti e generalmente non richiede il ricovero ospedaliero, consentendo alla paziente di rientrare a casa il giorno stesso.  La tecnica oggi più diffusa è l’ isterosuzione (IVG per aspirazione), procedura che richiede di far dilatare il collo dell’utero con l’aiuto di farmaci, per poi inserire una canula attraverso la cervice ed aspirare così il contenuto dell’utero (embrione ed endometrio).

A partire dalle 15 settimane circa di gravidanza, si tende invece a preferire la tecnica chiamata dilatazione e revisione, che richiede l’inserimento nell’utero di appositi strumenti. La cervice viene quindi in questo caso dilatata per diverse ore prima dell’intervento, così da permettere l’inserimento del forcipe e di procedere al raschiamento (o rimozione) del tessuto gravidico.

Come ogni intervento chirurgico, anche l’aborto strumentale comporta una piccola percentuale di rischio, tanto più bassa, quanto meno invasiva risulta la modalità prescelta. Seppur rare, le complicazioni più frequenti consistono in:

  • infezione dell’utero
  • rimozione incompleta del tessuto gravidico
  • sanguinamento eccessivo
  • danni alla cervice (circa 1%),
  • danni all’utero (1 caso ogni 250/1.000 aborti chirurgici)

In linea generale, è quindi possibile affermare che l’intervento di interruzione di gravidanza non influisce in alcun modo sulle probabilità di una nuova gravidanza e di successive gravidanze con esito positivo. Salvo rare complicazioni, un aborto ha infatti tempi di recupero brevi e non reca danno all’apparato riproduttivo. In rari casi di danni alla cervice, sarà invece necessario un intervento di riparazione prima di un nuovo concepimento. In donne che subiscono più aborti chirurgici, è invece possibile che la cervice risulti indebolita, con possibilità che si dilati precocemente durante le future gravidanze.

Fatta eccezione per questi casi-limite, normalmente una interruzione di gravidanza è più complessa da affrontare sul piano psicologico che fisico. Dopo l’intervento saranno comunque necessari un paio di giorni di riposo ed è possibile che si avverta una sensazione di fastidio per qualche settimana, ma non vi sono strascichi dolorosi.

Nei giorni successivi all’intervento è inoltre possibile che si verifichino:

  • perdite di sangue più o meno consistenti
  • crampi addominali
  • turgore al seno, che ancora per una decina di giorni resterà dolorante
  • leggera febbre

Dopo l’intervento è quindi possibile assumere ibuprofene, usare assorbenti (rigorosamente esterni) per contenere il sanguinamento e riprendere ad avere rapporti sessuali quando ci si sente pronte. E’ tuttavia consigliabile effettuare una visita di controllo una quindicina di giorni dopo l’IVG, così da verificare che tutto proceda nel migliore dei modi. Contattate invece il medico in caso di sanguinamenti particolarmente abbondanti, dolori intensi, scariche vaginali maleodoranti, febbre alta o segni di prosecuzione della gravidanza.