Dormire, si sa, è una delle azioni quotidiane delle quali non possiamo fare a meno: un buon sonno è fondamentale per vivere in salute e con un equilibrio psico-fisico a tutte le età, sia da piccoli che da grandi. Tuttavia, per una serie di fattori – che possono essere rappresentati anche da abitudini errate – potrebbero entrare in campo alcuni disturbi del sonno, in particolare l’insonnia: questa, infatti, colpirebbe 9 milioni di italiani.

Un dato importante, questo, emerso in occasione di una ricorrenza altrettanto rilevante, ovvero la Giornata Mondiale del Sonno (il World Sleep Day), che ogni anno cade ogni 18 marzo.

Slogan di quest’anno è “Un buon sonno è il sonno raggiungibile” (“Good Sleep is a Reachable Dream”) ed è stato scelto per portare nuovamente l’attenzione sui disturbi del sonno, cercando di andare a sensibilizzare l’importanza di un riposo quanto più corretto ma a cui, negli ultimi anni, viene dedicato sempre meno tempo.

Secondo quanto emerso da un sondaggio dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) condotto su un campione di 900 persone, circa sette italiani su dieci manifesterebbero dei disturbi del sonno, mentre 4 su 10 avrebbero delle difficoltà ad addormentarsi, tre su dieci si sveglierebbero più di una volta durante la notte e due su dieci tendono a svegliarsi sempre molto prima del suono della propria sveglia.

I disturbi del sonno risultano essere sempre più diffusi e sono più di nove milioni gli italiani che soffrono di insonnia cronica mentre più del 45% della popolazione ne soffre di una forma acuta o transitoria. Non solo difficoltà nell’addormentarsi oppure continui risvegli: tra gli altri fattori che possono andare a minare e alterare il riposo notturno, specie per il 24% della popolazione maschile, ci sarebbe il russamento.

Oltre al russare può influire la cosiddetta “sindrome delle gambe senza riposo” che riguarda il 10% della popolazione, mentre il 5-6% soffrirebbe di disturbi secondari legati al sonno.

Anche il sonnambulismo rientra tra questo genere di disturbi del sonno, provato almeno una volta tra il 15 e 30% dei bambini, mentre il 6% avrebbe episodi ricorrenti. Come se non bastasse, negli ultimi 50 anni sarebbe stata stimata anche una riduzione media del riposo giornaliero di circa due ore: un mancato sonno “ristoratore” può innescare tutta una serie di conseguenze nell’individuo, oltre alla stanchezza e instabilità emotiva, dormire poco potrebbe aiutare a favorire obesità, diabete, depressione e ipercolesterolemia per non contare che si trova tra le cause che riconducono a infarto e ictus.