Torno a parlare di inquinamento domestico per approfondire un po’ meglio la questione “veleni” con cui ci troviamo a convivere in casa. Vi avevo già accennato ai COV o VOC (i composti organici volatili o, in inglese, volatile organic compound) ed alla formaldeide. Vediamoli meglio.

I COV

Presenti nella composizione dei più disparati prodotti industriali, i COV si trovano in numerosi materiali da costruzione e per finitura, dai quali vengono successivamente rilasciati per lenta emissione di sostanze utilizzate come solventi in molti settori e contenute in diversi prodotti quali colori, lacche, vernici, pitture, detergenti, prodotti per la cura del corpo e repellenti per bombolette spray.

GLI EFFETTI NOCIVI DEI COV

Se liberati nell’aria, possono avere effetti nocivi tanto per l’uomo quanto per l’ambiente. In particolare costituiscono i cosiddetti inquinanti precursori per la formazione dell’ozono troposferico, che si crea appunto in presenza dei COV e degli ossidi di azoto, come pure per effetto della luce solare. Soprattutto durante i mesi estivi il fenomeno si impone alla ribalta della cronaca con il nome di smog estivo.

Mal di testa, irritazioni alle mucose, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, pigrizia, sono tutti sintomi di aria cattiva dentro le mura di casa e i luoghi di lavoro.

COME RICONOSCERE I COV

Le sostanze nocive si depositano sulle superfici di pareti, pavimenti e oggetti di arredo e vengono rilasciate molto lentamente nell’ambiente circostante. Per legge i COV sono tutte le sostanze contenenti carbonio che bollono sotto 250° centigradi e che evaporando non rimangono nei supporti. Purtroppo la legge vigente ha equiparato, in modo grossolano, i solventi petrolchimici a sostanze naturali come olio di agrumi, oli essenziali, aceto di vino o alcol, una distinzione che invece merita di essere presa in considerazione.

LA FORMALDEIDE

Questo agente chimico dal 2004 è stato classificato in classe 1 tra le sostanze cancerogene dall’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). Eppure il suo impiego è ancora largamente diffuso come battericida, collante e conservante. Si trova nei disinfettanti per uso domestico, nella produzione di tessuti, nei vaccini e, udite udite, anche come additivo alimentare, con la sigla E240! Ma soprattutto la formaldeide è utilizzata nella produzione di polimeri e di altri composti chimici e viene impiegata come vernice collante di pannelli in legno. In casa la respiriamo attraverso il fumo di sigaretta, la moquette, gli arredi in formica,  i rivestimenti, le vernici convenzionali e le schiume isolanti.

QUANTA FORMALDEIDE ABBIAMO IN CASA?

I risultati della ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità, dipartimento Ambiente e Prevenzione, condotti nel 2006 da Sergio Fuselli e Cristiana Zanetti, hanno evidenziato all’interno delle abitazioni un valore medio di concentrazione di formaldeide di 20,7 µg/metro cubo, contro i 10,8 µg/metro cubo rilevati all’esterno. La formaldeide si presenta inoltre molto più stazionaria all’interno, soprattutto in ambiente lavorativo. Dati allarmanti, visto che l’OMS raccomanda come linea guida per la qualità dell’aria una concentrazione pari a 0,1 mg/metro cubo. Anche a basse concentrazioni può però dar luogo a sintomi come l’irritazione delle mucose e degli occhi.

ATTENZIONE QUANDO SCEGLIETE I MOBILI

Il consiglio è quello di starne alla larga nella scelta di mobilia, pitture e finiture varie. E’ opportuno privilegiare i materiali naturali, che ne sono esclusi. Il resto lo fa il tempo. Infatti i materiali con il passare degli anni rilasciano sempre meno formaldeide rispetto ai prodotti nuovi. Una ragione in più, oltre al risparmio economico, dunque, per acquistare mobilia o arredamenti usati.