Abbiamo già visto alcune delle sostanze pericolose che possiamo trovare comunemente nell’ambiente domestico, come i COV, la formaldeide, gli IPA e il benzene. Vediamone oggi altre due, segnalate in “Pulire al naturale” dell’Associazione Uomini Casalinghi (Terra Nuova edizioni): i biocidi e i ritardanti di fiamma.

I BIOCIDI

Si tratta di principi attivi in grado di distruggere o rendere innocui organismi ritenuti nocivi. Vengono impiegati in modo inopportuno e maniacale nei disinfettanti per la casa, come negli insetticidi, i detergenti antibatterici e nei disinfestanti. Il fatto che entrino in commercio come presìdi medico-chirurgici induce a pensare che si tratti di prodotti sani, ma in realtà possono essere gravemente tossici. Si trovano come insetticidi o fungicidi nei protettori per legno e negli antimuffa murali.

Attenzione anche agli antiparassitari come la permetrina o piretroidi utilizzati nei prodotti per la pulizia degli animali domestici.

I RITARDANTI DI FIAMMA

I ritardanti di fiamma a base di bromo sono composti ignifughi usati per evitare, o ritardare, l’estendersi di fiamme in caso di incendio. Sono diffusi soprattutto negli apparecchi elettronici e tecnologici, come computer e telefonini, e si ritrovano anche negli oggetti di arredo, i materassi, plastiche, schiume di montaggio e tappeti.

Nonostante il termine indichi un gruppo molto vasto di composti, le sostanze impiegate in passato e/o tuttora in uso sono i polibifenili bromurati (PBB), parenti stretti dei PCB, i difenileteri polibromurati (PBDE, o difenilossidi polibromurati PBDO), l’esabrociclododecano (HBCD) e il tetrabromobisfenol (TBBP-A).

I rischi ambientali e sanitari di PBB, PBDE e HBCD hanno portato a una cessazione de facto del loro uso a livello europeo, mentre per il TBBP-A le produzioni sono tuttora in aumento. Cancerogeni e alteranti del sistema endocrino, hanno mostrato la capacità di interferire con il corretto sviluppo cerebrale nei ratti. Diversi composti bromurati sono capaci di bioaccumulo. Questo porta a una crescita nelle concentrazioni di PBDE lungo la catena alimentare.

Si consiglia di consultare la tabella aggiornata di Greenpeace sull’elettronica verde.

Insomma… se li conosci li eviti. O almeno ci provi…