Già da piccoli feti siamo soggetti ad un bombardamento di sostanze neurotossiche altamente nocive per la salute, assimilate attraverso l’organismo della nostra mamma. Tutto ciò che mangia, respira o tocca, può infatti contenere elementi inquinanti che andranno ad incidere sul nostro sviluppo neuro-motorio, nonché sul nostro QI.

Giocattoli al piombo, pesci al mercurio, latte alla diossina, frutta contaminata da pesticidi, hanno tutti un effetto devastante sul nostro cervello, limitandolo in termini di abilità cognitive e comparsa di patologie dell’apprendimento. Lo spiega Maria Cristina Saccuman, Ricercatore associato dell’Unità di Neuroscienze, Università Vita-salute San Raffaele Milano, nel saggio Biberon al piombo, Sironi editore, in cui ricostruisce la storia delle sostanze neurotossiche con cui la società moderna è costretta a convivere.

Tra i materiali più nocivi, indubbiamente, il piombo che, nonostante sia stato eliminato dai carburanti delle auto e dalle vernici, permane ancora in molti ambienti: in Italia ci sono alcune situazioni assolutamente critiche: ad esempio quelle create dall‘Ilva di Taranto, dalla Caffaro di Brescia, o la situazione della diossina in Campania. «Le misure per ridurre la presenza di piombo hanno funzionato e i dati lo dimostrano – spiega Saccuman – Ma il piombo può fare danni anche a livelli minimi: i bambini europei continuano a regalare al piombo un paio di punti di QI. Oggi il 90% dei Pcb che assumiamo arriva dal cibo, specie dal grasso di pesce, carne, e latticini. E, una volta nel corpo, resistono alle trasformazioni metaboliche anche per decenni».

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