Raggiunto il picco d’influenza per la stagione iniziale del 2016 e adesso, pare, sia tutto in discesa: l’incidenza di raffreddori e malesseri stagionali, infatti, sarebbe passata dai 6.04 casi ogni mille assistiti della seconda settimana di febbraio (dall’8 al 14) a 5.7 casi ogni mille assistiti nella settimana successiva, registrando fino ad ora un totale che supera i due milioni e mezzo di casi nella penisola.

Questo quanto svelato dagli esperti della Società italiana di medicina generale (Simg) i quali consigliano di non abbassare la guardia poiché alcuni tipi di virus possono essere ancora i circolazione. In calo sono anche i permessi di malattia prescritti, così come le visite domiciliari e i ricoveri ospedalieri legati a patologie influenzali: un leggero aumento, invece, è stato registrato per il numero delle persone con malattie respiratorie acute, quasi duecento mila (199.880) e pari a 3.3 casi ogni mille abitanti.

Secondo il Presidente della Simg, Claudio Cricelli, il sistema sanitario quest’anno avrebbe retto molto bene nei confronti dell’attacco dei virus influenzali, in parte anche grazie alle campagne per la vaccinazione, il lavoro svolto dai medici e una maggiore presa di coscienza dei cittadini.

Secondo quanto emerso nelle ultime rilevazioni ad essere maggiormente colpite sono regioni come Marche, trentino e Piemonte, con rispettivamente 15.76, 11.78 e 9.95 casi per 1000 abitanti, mentre a far registrare il minor numero sarebbero state Sicilia, Molise e Sardegna.

In questo, tuttavia, il presidente regionale Simg in Lombardia Aurelio Sessa ha spiegato come sia fondamentale non assumere antibiotici, questo perché “sono inattivi sui virus, non solo influenzali ma anche respiratori” e di conseguenza un utilizzo indiscriminato degli stessi li renderebbe inefficaci “aumentando il rischio di resistenze nei loro confronti da parte dei batteri”.

A stabilire se è il caso di assumere un antibiotico durante l’influenza, continua Sessa, sarebbe compito del medico, per via dell’insorgenza di complicanze: questo dovrebbe verificarsi tra il 15-20% dei casi ove i sintomi si protraggono oltre i soliti 4 o 5 giorni dell’influenza. Queste complicanze, spiega il presidente regionale Simg in Lombardia, potrebbero essere otiti acute nei bambini oppure sinusiti e bronchiti negli adulti: per i più piccoli e per gli anziani, conclude, “l’evento più pericoloso e temibile è la polmonite”.