Dopo il picco di casi a gennaio, i casi d’influenza torneranno ad “impennare” a febbraio. Secondo quanto evidenziato dal direttore del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, Stefania Salmaso, sarebbero attesi nuovi casi d’influenza entro metà febbraio e per la maggior parte dei casi sarebbe causata dal virus dell’influenza suina, l’ormai noto A-H1N1.

Nelle ultime settimane, ha affermato Salmaso, “sono stati segnalati una sessantina di casi più gravi, ed in una cinquantina di questi è stato necessario ricorrere alla ventilazione assistita attraverso l’apparecchiatura Ecmo“. Tuttavia, secondo lo stesso direttore, non sarebbe un dato particolarmente preoccupante: questo perché si attendeva un nuovo ceppo virale che si pensa essere decisamente più virulento, l’AH3N2, lo stesso che si sta sviluppando negli Stati Uniti e soprattutto nel nord Europa, ma non in Italia.

Questo perché il ceppo che continuerebbe a girare maggiormente rimane l’H1N1. “Questa è solo la riprova della efficienza di tale virus” spiega la Salmaso, “che non si è lasciato sostituire, almeno finora, da altri virus emergenti nuovi”. Tuttavia, nel caso in cui dovesse arrivare il nuovo virus bisognerebbe vendere in che termini e portata: “è una spia rossa che si accende, ma non è detto che a ciò corrisponderà poi un reale pericolo”.

A pesare su questi dati sarebbe anche il calo di vaccini verificatosi dopo il caso del vaccino Flaud, ma, secondo il presidente della Società italiana di Igiene, Carlo Signorelli, specie per le categorie a rischio come gli over 65, non è mai troppo tardi per vaccinarsi e, al contrario, potrebbe anche andare ad evitare conseguenze più gravi.

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