L’ influenza 2018 ha già costretto a letto milioni di persone: solo nella scorsa settimana si sono registrati 800 mila nuovi casi e il picco, stimano gli esperti, verrà raggiunto solo nei prossimi giorni. Se così fosse, saremmo di fronte alla peggiore epidemia influenzale degli ultimi 15 anni. Si tratta infatti di un ceppo molto resistente che, sebbene si presenti con i classici sintomi influenzali (dolori muscolari e ossei, debolezza, mal di gola, raffreddore, tosse, ecc.), è caratterizzato da un esordio brusco, con febbre anche elevata, che dopo un paio di giorni si attenua, salvo poi ripresentarsi e permanere per altri due/tre giorni. Siamo dunque di fronte ad una forma influenzale atipica, dalla durata piuttosto lunga (fino a 8-10 giorni), con sintomi febbrili che scompaiono, ma poi possono ritornare, perdurando in media 5-6 giorni. Come affermato dagli esperti, si tratta appunto di un’ epidemia intensa, caratterizzata dalla virulenza dei sintomi, che possono colpire anche tutti insieme e da un lungo decorso, con possibilità di facili ricadute.

Onde evitare di fomentare il contagio, è quindi bene ricordare che un individuo malato di influenza risulta contagioso a partire da circa 48 ore prima dalla comparsa dei primi sintomi (periodo detto ‘di incubazione’) e fino a 7 giorni dopo (10 in caso di bambini). E’ dunque evidente l’ importanza di osservare un opportuno periodo di convalescenza prima di tornare alle proprie attività quotidiane. Ricordiamo inoltre che, come tutti i virus influenzali, anche il nuovo ceppo influenzale 2018, si trasmette per via aerea, attraverso le microscopiche gocce di saliva che si diffondono nell’ aria quando starniamo, tossiamo o, più semplicemente, parliamo. Evitare i luoghi molto affollati e lavarsi spesso le mani, risultano quindi buone pratiche di prevenzione.