Questo inverno si sono ammalate meno persone rispetto al 2013 e ciò non è dovuto alle temperature miti e primaverili di queste ultime due settimane, bensì alla mansuetudine dei tre virus che caratterizzano l’epidemia: essendo gli stessi dell’anno precedente, una buona parte della popolazione si è già ammalata e ha quindi sviluppato una difesa immunitaria contro quel virus. Anche le vaccinazioni hanno contribuito a questa riduzione.

Tra fine gennaio e inizio febbraio, l’influenza ha costretto a letto 6 persone su 1000 contro le 9 su 1000 del 2013: un terzo di infezioni in meno. In alcune regioni, inoltre, parliamo di numeri ancora più bassi, come in Puglia, Toscana, Lombardia, Liguria e Friuli Venezia Giulia; tuttavia, nelle regioni con clima più caldo come La Calabria, La Campania e la Sardegna, la curva si è rialzata, colpendo 9 cittadini su 1000 con febbre, tosse e dolori.

Secondo le previsioni, entro la fine della stagione si dovrebbe arrivare a 4 milioni di persone, rispetto ad una media di 5/6 degli ultimi anni e Antonio Bella, responsabile della rete di sorveglianza Influnet afferma che non è stato dimostrato che il clima – così mite e primaverile nelle ultime due settimane – sia responsabile dell’aumento di persone ammalate.

Un’altra caratteristica dell’epidemia di quest’anno consiste nel non aver colpito i bambini dai 5 ai 14 anni e, dato che sono loro i principali “contagiatori” del virus influenzale, la riduzione di quest’anno è dovuta soprattutto a questo motivo. I tre virus circolanti sono gli stessi in tutta Europa: AH3N2, AH1N1 e un terzo di tipo B.

A cura di Jessica Di Giacomo

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