Sono sempre più evidenti le relazioni tra l’infiammazione silente e malattie degenerative come Alzheimer, artrite, molte forme di cancro, diabete 2 e sindrome metabolica, malattie autoimmuni, osteoporosi e, ultime ma non per importanza, l’obesità, la cellulite  e la tendenza a ingrassare.

Ma cos’è esattamente questa infiammazione, definita silente o killer, e come la si può diagnosticare e curare?

L’infiammazione cronica di bassa intensità è una patologia strisciante che può svilupparsi per diverso tempo senza dare alcun sintomo rilevante, per poi scatenare malattie anche gravi. In pratica si tratta di uno squilibrio ormonale che  porta a un’iperproduzione di Eicosanoidi proinfiammatori, di insulina e cortisolo (l’ormone dello stress).

Nella fase iniziale può essere diagnosticata  valutando il rapporto sierico AA/EPA, un esame del sangue che mette a confronto gli Ecosanoidi pro e anti infiammatori nei fosfolipidi del plasma. Più basso è questo rapporto migliore è la situazione: il rapporto ideale è 1,5, ma già si considera buono un rapporto 3, sopra al 10 ci sono i presupposti per sviluppare una malattia cronica mentre in presenza di malattie conclamate si registra un rapporto uguale o maggiore a 15.

Anche il rapporto tra trigliceridi e colesterolo HDL può essere indicativo, così come l’insulinemia basale, che misura la concentrazione di insulina nel plasma in situazione di digiuno. Un’insulinemia basale elevata indica resistenza all’insulina e infiammazione silente.

Esistono poi esami specifici  per la fase acuta come il PCR che misura la presenza nel plasma della Proteina C-Reattiva, una proteina di fase acuta sintetizzata dal fegato in presenza di infiammazione.

Ma anche senza ricorrere a esami di laboratorio è possibile farsi un’idea della propria situazione infiammatoria in presenza di segnali come

  • tendenza a ingrassare, soprattutto su fianchi e pancia
  • stanchezza
  • sonnolenza
  • intolleranze alimentari
  • cellulite
  • sanguinamento gengivale
  • depressione

E, con l’aggravarsi della situazione

  • dolori articolari
  • obesità
  • predisposizione verso malattie da raffreddamento
  • continue ricadute in stati influenzali e allungamento dei tempi di guarigione

In pratica questa forma di infiammazione strisciante, nel tempo, porta a un’alterazione del sistema immunitario, del sistema nervoso centrale e del sistema cardiovascolare. Da qui le malattie autoimmuni, la cattiva risposta alle infezioni virali e batteriche e la predisposizione a sviluppare forme tumorali, ictus e infarto, oltre al mal funzionamento di tutta una serie di meccanismi di autoregolazione, non ultimo quello dell’accumulo adiposo.

All’origine può esserci un’alimentazione sbagliata (troppi zuccheri e cibi raffinati, troppa carne, lo squilibrio tra grassi saturi e insaturi e tra omega6 e omega3 e assunzione di grassi trans), ma anche lo stress che induce aumento di cortisolo, il quale, a sua volta, innesca resistenza all’insulina, ridotta attività della tiroide, indebolimento del sistema immunitario, ipertensione, osteoporosi e disordini metabolici.

Altre cause possibili sono l’inquinamento ambientale e alimentare (metalli pesanti, pesticidi, farmaci), il tabagismo o anche semplicemente il sovrappeso che è insieme causa ed effetto di infiammazione silente e che quindi tende a innescare un circolo vizioso.

Quale che sia il motivo per cui si ingrassa (disordini alimentari, sedentarietà, assunzione di farmaci, depressione, cause virali, genetiche o ambientali) il grasso in eccesso inizia a creare infiammazione cronica di bassa intensità inducendo resistenza all’insulina e resistenza alla leptina e tutta una serie di alterazioni biochimiche che portano ad aumento dell’appetito, soppressione del senso di sazietà, rallentamento del metabolismo e iper assimilazione degli alimenti.

Gli antinfiammatori, come del resto le diete dimagranti ipocaloriche, peggio ancora se sbilanciate, non fanno che peggiorare la situazione aggravando le cause mentre combattono i sintomi. Per dimagrire bisogna invece curare le cause e il modo migliore per farlo è una dieta che miri a ridurre lo stato infiammatorio e a ristabilire l’equilibrio biochimico dell’organismo.

Ci sono regimi alimentari pensati appositamente per centrare questo obiettivo, prima fra tutte la dieta Zona, ideata dal biochimico Barry Smith proprio con l’intento di riequilibrare gli Ecosanoidi pro infiammatori e quelli anti infiammatori e i livelli di insulina. Si tratta di una dieta ipocalorica e tendenzialmente proteica. Ma esistono anche diete normo caloriche e normoproteiche come la dieta Galland o la dieta GIFT che puntano a combattere l’infiammazione senza affamare il paziente e ottengono ugualmente effetti dimagranti.