Secondo uno studio condotto ricercatori dell’Università di Oxford e del South Wales, infelicità e stress non aumenterebbero il rischio di morire così come la felicità non corrisponderebbe automaticamente al segreto per la longevità. L’unica infelicità che dovrebbe avere un qualche peso negativo, dovrebbe essere unicamente quella che si prova nella fase dell’infanzia.

Questo studio su infelicità e stress sembra quindi ribaltare del tutto le teorie che negli ultimi anni sono circolate in merito alla felicità e al peso positivo che essa avrebbe dovuto avere sulla lunghezza della vita. Lo studio è nato soprattutto come critica al fatto che ricerche precedenti non avessero mai dimostrato che se la felicità allunga la vita non è detto che infelicità e stress la accorcino automaticamente o che le persone ammalate siano anche infelici.

E infatti, stando almeno ai risultati dello studio, le persone volontarie che hanno partecipato ai test e che hanno affermato di non essere mai felici, di solito felici o per lo più felici non presentassero poi alcun impatto diverso e rilevante sulle loro probabilità di morire (prendendo in considerazione anche molti altri fattori ovviamente). Secondo i ricercatori dunque: “La malattia rende infelici, ma l’infelicità in sé non fa ammalare. Non abbiamo rilevato alcun effetto diretto di infelicità o stress sulla mortalità“. I ricercatori aggiungono anche che per quanto riguarda i fumatori, ad esempio, categoria ad alto rischio di mortalità, il tasso di felicità o infelicità è del tutto irrilevante.

Sempre secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio su infelicità e stress: “Un qualche effetto si potrebbe avere a livello indiretto e unito a un elevato consumo di alcool o a un’alimentazione eccessiva. Eppure il mito dello stress che uccide è troppo radicato per estinguersi subito. La gente crede che la tensione provochi attacchi di cuore: non è vero, ma ci si crede“.