Qualche tempo fa un’indagine del Censis aveva posto l’attenzione sul fatto che molti italiani, almeno il 41 per cento, devono rinunciare alle cure mediche a causa dei costi troppo elevati. Oggi arriva un altro studio, un’indagine Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), a porre in rilievo il problema della presunta scarsa attenzione degli italiani per la propria salute.

Seconda questa indagine Censis infatti, la spesa sanitaria italiana – sia pubblica che privata – sarebbe troppo bassa e dal 2011 è ben al di sotto della media prevista. Si tratta di un valore pro capite pari a 3.077 dollari, contro una media che dovrebbe arrivare almeno a quota 3.453. A far pesare sulla cifra rilevata dall’indagine Ocse sarebbero i tagli effettuati sulla spesa farmaceutica (scesa del 3,2 per cento) cui non si può attribuire il calo dovuto all’introduzione e all’espansione dei farmaci generici visto che questi ultimi rappresentano ancora una fetta di mercato limitata.

La spesa sanitaria italiana è relativamente bassa anche in termini di percentuale sul Prodotto interno lordo, con una quota dell’8,8 per cento a fronte di una media Ocse dell’8,9 per cento. Ai primi posti si collocano gli Stati Uniti con il 16,4 per cento seguiti da Olanda e Svizzera (entrambe all’11,1 per cento).

L’Italia resta indietro soprattutto per quanto riguarda l’assistenza agli anziani e la prevenzione. L’aspettativa di vita è di 82,8 anni (il quarto valore più alto dell’area dei Paesi Ocse). Dopo i 65 anni, però,  si vive peggio e l’aspettativa di vita in buona salute è tra le più basse dei Paesi Ocse, con solo sette anni senza disabilità per le donne e circa otto per gli uomini. Tra i motivi, incide soprattutto un’offerta inferiore di assistenza a lungo termine agli anziani rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Ocse.