La procura di Torino ha emesso l’avviso di chiusura indagini in merito al cosiddetto Metodo Stamina, la controversa terapia ideata da Davide Vannoni non riconosciuta dalla comunità scientifica e bocciata dal Ministero della Salute italiano nello scorso settembre, prima del salvagente lanciatogli dal Tar a dicembre.

A quanto resto noto dagli inquirenti agli ordini di Raffaele Guariniello, sono venti le persone che risultano indagate, tra cui naturalmente Vannoni stesso, il suo vice Marino Andolina e otto medici degli Spedali Civili di Brescia. L’inchiesta, in realtà, era già stata chiusa nel 2012, ma gli accertamenti sono proseguiti attorno a quanto accadeva a Brescia, dove la terapia è stata sospesa solo il 2 aprile scorso. A ogni paziente il trattamento poteva costare dai 30 ai 50 mila euro.

Tra il materiale raccolto dai Nas si contano alcuni laboratori abusivi trasferiti a San Marino per eludere i controlli istituzionali previsti dalla legge, le registrazioni di dialoghi tra operatori della Stamina Foundation che si dicono contenti per l’aumento di malati senza speranza (evidentemente il target del loro business, secondo l’accusa), oppure alcuni filmati “promozionali” che venivano mostrati ai potenziali clienti e che mostravano autentici guarigioni miracolose (ossimoro voluto) quali un malato di Parkinson che diventa un ballerino o una malata di Sla che riprende a camminare.

Davide Vannoni è già coinvolto in un altro processo, quello per la tentata truffa ai danni della Regione Piemonte, per la quale è accusato di aver provato a scucire circa mezzo milione di euro alle casse regionali per l’apertura di un laboratorio nel 2008 senza averne i requisiti.