Anche se spesso non ci si pensa tutto quello che facciamo nella nostra vita comporta un consumo di acqua che va molto oltre quello che potremmo immaginare. Non solo le normali attività che si fanno con l’acqua, il bere, il lavarsi, la preparazione dei cibi, ne comportano un consumo, ma anche attività a cui non si pensa come quella di indossare un paio di jeans.

Quanta acqua pensate di consumare preparandovi il vostro caffè alla mattina? Sicuramente quella che serve per riempire la caffettiera e quella che servirà poi a lavare il tutto. Poca, quindi. Ma siete sicuri. Secondo alcune stime il consumo di acqua per la preparazione di un caffè ammonta a 140 litri, perché nel conteggio del reale consumo va inserita anche l’acqua che è stata utilizzata per la coltivazione del caffè. La quantità raddoppia se avete l’abitudine di bere il caffè con il latte.

Fate questo ragionamento per tutte le attività che si fanno normalmente durante un giorno e otterrete la vostra impronta idrica, cioè:

l’indicatore che consente di calcolare l’uso di acqua, prendendo in considerazione sia l’utilizzo diretto che quello indiretto di acqua, del consumatore o del produttore. L’impronta idrica di un individuo, di una comunità, di un’azienda è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da quell’individuo, comunità o impresa.

L’impronta idrica di una persona che vive in Europa o negli Stati Uniti è di 2500 metri cubi all’anno pro capite, una cifra che fa davvero impressione se raffrontata con quella di 700 metri cubi all’anno pro capite dei cinesi e, soprattutto, con le cifre irrisorie di consumo che si registrano nei paesi africani, con tutte le conseguenze che questo comporta, a medio e a lungo termine.

Non vi sembra un buon motivo per non sprecarne neanche una goccia?