Se state cercando un motivo per cui auto-prodursi i detersivi, provate ad immaginarvi il ciclo di vita di un detersivo, dalla materia prima al suo smaltimento.  Ciascuna fase della produzione ha un notevole impatto ambientale e sociale, decisamente maggiore rispetto ad una produzione casalinga a partire da materie prime base.

I TENSIOATTIVI

Qualsiasi detersivo, per assolvere la funzione di lavare, contiene un tensioattivo. È il corrispondente industriale del sapone: abbassa la tensione superficiale dell’acqua (quella che permette certi insetti di camminare sulle acque) e consente al tessuto da lavare di bagnarsi facilmente. Come il sapone, le sue molecole sono costruite da 2 parti, una lipofila (si lega allo sporco grasso) e una idrofila (che si fa sciacquare via dall’acqua).

Fino a qualche anno fa la maggior parte dei tensioattivi veniva ricavata da derivati poco costosi del petrolio. Con l’aumentata sensibilità ambientale nel consumatore o forse semplicemente un aumentato prezzo del petrolio, i produttori hanno cercato altre materie prime grasse da cui creare la sostanza lavante. Le prescelte sono olio di cocco e olio di palma, entrambi ricavabili da palme che crescono esclusivamente in zone tropicali. Indonesia e Malesia sono i due principali paesi produttori. Il risultato? Potete vederlo qui: https://www.youtube.com/watch?v=oepeex8F62k.

Foreste vergini rase al suolo e conseguente drastica riduzione di biodiversità e di assorbimento di anidride carbonica. Animali uccisi, esseri umani costretti a migrare, uso massiccio di pesticidi fertilizzanti, impoverimento del suolo.

Certo, esistono coltivazioni di cocco biologico, ma rimane il problema del peso ambientale del trasporto a così lunga distanza. Per questo motivo sono stati inventati recentemente dei nuovi tensioattivi ricavati da olio di oliva, brassica o colza, biologici e italiani, ma ovviamente il prezzo del prodotto finale aumenta.

L’IMPATTO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

C’è sempre un processo industriale dietro un detersivo. Oltre ai tensioattivi, i normali detersivi contengono molti altri additivi, ciascuno con una sua origine, un suo processo di produzione e un suo impatto ambientale.

L’IMBALLAGGIO

Anche per la confezione bisogna considerare l’origine della materia prima, il processo di fabbricazione e la fine che farà una volta vuota. Si calcola che per produrre un flacone di circa 60 g occorrano 1,5 kW ora di energia e 240 l d’acqua. E anche un corretto smaltimento non porta risultati per forza virtuosi. Se la raccolta non è fatta bene tanto da consentire un facile smistamento, la plastica viene buttata in discarica o usata come combustibile negli inceneritori, dato suo alto potere calorifico.

IL TRASPORTO

Un detersivo prodotto con ingredienti miscelati in Italia è sempre preferibile ad un prodotto miscelato all’estero. Si risparmia sicuramente l’impatto del suo trasporto.

L’IMPATTO SUL CORPO UMANO

Ammorbidenti, sbiancanti ottici e profumi devono restare sul prodotto finale, altrimenti non assolverebbero alla loro funzione. Le dermatiti da contatto non sono poi così rare e una delle cause potrebbe essere una sensibilità spiccata verso questi prodotti.

L’IMPATTO DOMESTICO

È stato calcolato che l’ambiente domestico può essere più inquinato che quello esterno, in parte anche a causa delle profumazioni sintetiche e altre componenti volatili dei prodotti per la pulizia e per la cura personale.

L’IMPATTO SULL’AMBIENTE

Una sostanza si considera biodegradabile quando ha la possibilità di essere demolita in composti più semplici per opera di batteri. E’ fotodegradabile quando si scompone alla luce del sole. In generale, il detersivo deve potersi degradare nella maniera più completa, il più rapidamente possibile, per limitare il suo impatto sugli organismi acquatici.

Per quanto riguarda i detersivi, sulle etichette si trova indicato per legge “biodegradabilità superiore al 90%”. Soltanto per i cosmetici si considera invece anche la tossicità sull’essere umano. Dal 2007, quando entrato in vigore il regolamento Reach, il test viene effettuato su tutte le componenti del prodotto. Questo però non lo considera nella sua interezza, ma testa solo le singole componenti del detergente, che si limita ancora alla sola biodegradabilità aerobica, a contatto cioè dell’aria. Molte delle sostanze di un detersivo, invece, tendono a depositarsi su fondali di fiumi, laghi e mari senza degradarsi se non in tempi estremamente lunghi.

Per quel che riguarda la tossicità sugli organismi acquatici, si deve poi prestare particolare attenzione a quelle sostanze che hanno la tendenza all’accumulo, a restare cioè nel corpo degli animali. Potrebbero dare origine a patologie. Inoltre, molte profumazioni sintetiche sono persistenti e possono creare fenomeni di disorientamento degli abitanti delle acque.

Insomma… non vi sembra abbastanza per cambiare abitudini?