Dodici miliardi di alberi, distribuiti su una superficie di 10 milioni ettari che contribuiscono alla riduzione delle emissioni di carbonio fissate dal protocollo di Kioto, con una valorizzazione pari a 1 miliardo di euro. E’ questa la fotografia dello stato delle foreste italiane, monitorate e censite dal Corpo Forestale dello Stato.

LE MINACCE PER LE FORESTE ITALIANE
“Sullo stato delle foreste nazionali, dice all’Adnkronos Enrico Pompei, vice questore aggiunto responsabile del monitoraggio delle foreste del CfS, noi facciamo un’indagine annuale che distribuiamo a livello europeo, l’ultimo monitoraggio ha messo in evidenza l’acuirsi di problemi derivanti dall’ozono atmosferico, particolarmente accentuati durante le giornate estive assolate e dalla precipitazione di sostanze azotate che, se da una parte svolgono una funzione fertilizzante al suolo, dall’altra però provocano grossi squilibri”.

I PARASSITI STRANIERI
“I problemi maggiori derivano, continua Pompei, soprattutto dai nuovi parassiti provenienti da altri Paesi che, grazie al cambiamento climatico, trovano ora anche alle nostre latitudini le condizioni ideali per riprodursi. E’ il caso del punteruolo rosso, che sta devastando le palme italiane; un insetto originario dell’India che, passando per l’Egitto, ha contagiato tutta la costa settentrionale mediterranea, per poi arrivare in Sicilia e da qui diffondersi lungo la costa Tirrenica, fino alla Toscana. L’ultimo arrivato è il tarlo asiatico, un insetto di grandi dimensioni particolarmente aggressivo, che attacca ogni genere di latifoglie”.

IL TARLO ASIATICO
Nella sola Cina lo scorso anno il tarlo asiatico o Cerambide dalle lunghe antenne, ha causato negli ultimi anni l’abbattimento di 50.000.000 alberi di agrumi. A Montreal, in Canada, gli alberi abbattuti negli ultimi due anni sono stati 12.000. In Italia l’insetto ha invaso già il Veneto e si sta espandendo in Lombardia.

“Nonostante queste nuove minacce, conclude Pompei, lo stato di salute dei nostri boschi di latifoglie è buono mentre desta qualche preoccupazione quello dei boschi di conifere. Un discorso a parte va fatto invece per i castagneti che, aggrediti dalla cinipede del castagno, lo scorso anno hanno prodotto il 70% di castagne in meno”.
Ma non sono sole le foreste ad essere in pericolo, anche gli alberi giganti sono malati, dal continente sud americano a quello asiatico, fino all’Australia, la deforestazione ed il cambiamento climatico stanno aggredendo questi colossi della natura, alti fino a 50 metri, che sono riusciti a resistere, in alcuni casi per migliaia di anni, alle aggressioni della natura e dell’uomo. Lo studio che denuncia questo pericolo è della James Cook University di Carirns in Australia.

PARASSITI E ALBERI “FUORI FORESTA”
Secondo il professor William Laurance, capo della ricerca, “la frammentazione delle foreste colpisce soprattutto i grandi alberi che si trovano ai margini della foresta lungo i bordi delle strade. Vittime dello loro stessa altezza e della rigidità dei loro enormi tronchi, sono più esposti alle forti raffiche e soggetti allo sradicamento”. Al vento, precisa il professor Laurance in una dichiarazione resa alla rivista scientifica “New Scientist”, si aggiungono le malattie provocate da nuovi e più aggressivi parassiti e la siccità”.
Anche l’Italia è ricca di alberi monumentali il cui monitoraggio è affidato per legge alle Regioni. Sono alberi “fuori foresta” cioè presenti in parchi pubblici o addirittura in contesti urbani per i quali però non esiste un registro unico o una particolare normativa, a livello nazionale, che li tuteli. Localmente ogni regione ha specifiche normative, fermo restando che se qualcuno ha su una sua proprietà un albero di particolare grandezza o età, può farne ciò che vuole. Solo recentemente la Regione Puglia ha cercato di porre freno all’espianto di ulivi secolari che venivano venduti principalmente in parchi privati del nord Italia, ponendo l’obbligo della richiesta di autorizzazione all’espianto.