Tra tutti i giardini orientali, il giardino zen, o “Karesansui”, è il più famoso ed oggi piuttosto diffuso anche in occidente. Si tratta di un particolare tipo di “giardino secco”, nato nei monasteri zen per favorire la preghiera e la meditazione. Il suo aspetto è decisamente minimalista ed essenziale, composto principalmente da due elementi: pietre e sabbia bianca, ma nonostante l’essenzialità di forme ed elementi, questo crea un vero e proprio paesaggio, dove ogni elemento è espressione di un concetto. Il giardino Zen è infatti un luogo che simboleggia gli elementi naturali e facilita la meditazione comunicando calma e serenità. L’ equilibrio è il vero protagonista del giardino: non vi devono essere elementi troppo grandi, pesanti o scuri, oppure questi devono risultare controbilanciati da altri più piccoli, leggeri, chiari. E’ il principio dello Yin e dello Yang: ogni cosa è controbilanciata, ha il suo opposto, ma ciò non significa necessariamente simmetria, anzi, l’assimetria e un impressione di ordine stanno alla base della sua progettazione.

Le pietre (tobi in giapponese), sono elementi sacri, che rappresentano stabilità, solidità e fermezza. Sono un’icona dell’esistenza di tutte quelle cose che percepiamo, che sentiamo e che stanno in contrapposizione al vuoto e al nulla. Le rocce rappresentano dunque la materia che si contrappone all’astratto e al non materiale. Possono rappresentare montagne e isole, ma anche “isole del pensiero”: l’intero disegno del giardino Zen è infatti atto a favorire il rilassamento, la messa a fuoco dei propri pensieri e la pace.

All’interno del giardino l’importanza delle pietre è tale da richiedere un minuzioso e accurato lavoro di posizionamento, che segue i precisi canoni del Suiseki. Ogni roccia viene collocata in maniera tale da unire ogni singola parte importante del giardino con un’altra e permettere il facile raggiungimento di esse da parte del visitatore. Le rocce devono inoltre essere posizionate in accordo allo studio del terreno e alla sabbia ben lavorata e devono avere un determinato colore e forme ben definite, tanto da ispirare armonia ed equilibrio a chi le guarda, nonostante l’apparenza di casualità. L’asimmetria con cui le pietre sono collocate all’interno del giardino è infatti assolutamente voluta e finalizzata  a rappresentare le tortuose difficoltà che l’uomo deve affrontare nel corso della vita, in un continuo alternarsi di ordine e disordine.

La tradizione abbina inoltre i diversi tipi di pietre ai cinque elementi della natura (legno, fuoco, terra, metallo e acqua), classificandole come di seguito:

  • Pietra Kikyaku (terra): sono pietre reclinate, piegate più da un lato che dall’altro o imperfette. Posizionate vicino al altri gruppi di pietre, queste rendono il complesso perfetto e armonico. Le pietre con questa forma sono abbinate all’elemento terra proprio perchè il loro scopo è quello di completare e armonizzare ove ce n’é bisogno.
  • Pietra Shintai (acqua): sono pietre piatte, che ricordano il mare, i laghi o gli stagni.  Vengono collocate insieme ad altri gruppi, in posizione laterale, per rendere la composizione più armoniosa.
  • Pietra Shigyo (fuoco): sono pietre dalla forma articolata e ramificata, a ricordare la forma delle fiamme, e si trovano solitamente in posizionate laterale.
  • Pietra Reisho (metallo): sono pietre simili a quelle Taido, poiché verticali; sono tuttavia più basse e non appuntite. Per la loro struttura simboleggiano stabilità e fermezza (qualità tipiche del metallo) e vengono frequentemente collocate vicine alle pietre Taido, raggruppate in fondo al giardino, dietro le altre.
  • Pietra Taido (legno): sono pietre prevalentemente alte, verticali e appuntite. La loro forma richiama le piante, in special modo gli alberi (ecco perché simboleggiano il legno), ma sono anche simbolo di fertilità.  Poiché più alte rispetto alle altre, assieme alle Reisho vengono spesso collocate in fondo, in modo da non ostacolare la vista.