Il viaggio dele vegetarianesimo è tutto fuorché banale. La maggior parte delle persone vede l’essere vegetariano come una privazione: privazione di alcuni alimenti ai quali si rinuncia per dei principi. In realtà, quasi nessuno considera l’altro lato della medaglia, ovvero il fatto che per alcuni tipi di alimenti che si eliminano dalla dieta, c’è tutta una serie di altri alimenti che vengono introdotti, e che non solo vanno a sostituire gli alimenti eliminati, ma che si aggiungono alla dieta quotidiana e – in definitiva – contribuiscono ad una dieta molto più variata rispetto a quella dei cosiddetti “onnivori”.

IL PARADOSSO DEL VEGETARIANO

Nella mia personale sperimentazione del vegetarianesimo, infatti, mi sono resa conto quasi subito della maggiore varietà di alimenti che sin da subito sono andati a costituire la mia dieta dopo il solo abbandono di carne e di pesce. Se da onnivora tendevo a mangiare sempre le stesse cose, da vegetariana mi sono aperta alla sperimentazione di nuovi alimenti, introducendo non solo più tipi di verdure, di legumi e di cereali, ma anche diversi tipi di cottura.

Così, la pasta di kamut, il riso nero e il riso rosso si sono affiancati al riso integrale; le alghe sono comparse in minestre, zuppe e insalate; il miso ed il gomasio hanno sostituito quasi del tutto il sale; i fagioli giapponesi, le lenticchie, i ceci, e gli azuki si sono aggiunti ai contorni di piatti a base di hamburger e salsicce di soia, al seitan ed al tofu. Per non parlare delle zuppe, delle minestre e dei piatti a base di miglio, cous cous, orzo, farro, avena e quinoa.

Il curry è diventato un condimento “salvatutto”, così come le carote, il sedano, il cavolo cinese, i funghi, i pomodori e le cipolle sono diventati gli ingredienti di base per saporiti soffritti all’olio di sesamo. E poi, semi in quantità… di sesamo bianco o nero, di zucca, di girasole e di pinoli sono diventati parte di sughi e condimenti, sia cotti che crudi.

E ancora, mochi e tempeh, malto d’orzo e salsa tahini, olio di sesamo, pasta di soba e patate, pasta al farro. Tra i vegetali, hanno trovato un posto quotidiano nella mia dieta i germogli di soia, l’alfalfa, il daikon, la rutabaga e le castagne d’acqua.

E poi i tanti sfizi con i cracker di alghe e di riso, le seaweed peanuts, i bocconcini di jujube…

Insomma, viene quasi da sorridere quando qualcuno, nell’approcciarsi ad un vegetariano, mormora sgomento “Ma se non mangi carne e pesce cosa mangi?”… la risposta sta in parte qui sopra. In parte, perché il vegetarianesimo è una scoperta continua giorno dopo giorno.

E di sapore in sapore, si comincia a dimenticarsi di bere latte e usare burro, che poco si sposano con i nuovi sapori… ed il passo verso il veganesimo è corto.