Tutti conosciamo il caso Ilva che da anni crea morte e disperazione in una regione bella come la Puglia, in pochi, invece, sanno che a circa un centinaio di chilometri vi è un’altra zona devastata dall’inquinamento industriale: la centrale Enel a carbone di Cerano, in provincia di Brindisi.

Ne parla il giovane regista Simone Salvemini nella docufilm Il giorno che verrà, presentato durante il Festival Cinemambiente in corso in questi giorni a Torino.

Una storia amara raccontata attraverso le storie di quattro protagonisti: Daniela una giovane donna incinta, Pierpaolo che sta ultimando un’inedita mappa della città, Paola che aspetta di incidere il suo primo disco e Gianni, blogger e operaio saldatore. Quattro vicende differenti, accomunati dall’appartenenza al movimento “No al carbone”, per raccontare la vita e la realtà di una delle zone industriali più inquinate d’Europa.

Una pellicola che denuncia una vera e propria emergenza, completamente ignorata dal mondo della politica nazionale come anche dalla maggior parte degli stessi abitanti della regione Puglia. Fortissimo l’impatto ambientale e molto gravi le conseguenze che si riscontrano sulla salute della popolazione locale (come nel caso delle malformazioni cardiache neonatali, che sono il settanta per cento in più rispetto alla media europea).