Nonostante un nome che non lascia presagire nulla di buono e una fama anche peggiore, il colesterolo cattivo potrebbe non essere, in fondo, così cattivo. Anzi, in alcuni casi potrebbe salvarvi la vita. Lo sostiene un recente studio completato da un gruppo internazionale di ricercatori e pubblicato sul British Medical Journal, uno studio che, inevitabilmente, ha suscitato molte polemiche presso la comunità scientifica.

Dopo aver analizzato 19 studi specialistici condotti su 68mila pazienti diversi, i ricercatori hanno scoperto che il 92% degli anziani con livelli alti di colesterolo cattivo (Ldl) ha vissuto quanto o di più dei loro coetanei con livelli bassi di Ldl. Secondo gli autori della ricerca, bisognerebbe dunque “rivalutare la prescrizione di statine, i cui benefici sono stati esagerati“. Giuseppe Paolisso, past president della Sigg (Società italiana di gerontologia e geriatria), concorda con questa conclusione: “Possono esserci alcuni fattori che negli adulti sono un rischio, e negli anziani no. Ad esempio il sovrappeso è un fattore di rischio per l’adulto, mentre per l’anziano ha un effetto protettivo“.

Non solo: ci sono degli elementi che portano a pensare che alti livelli di colesterolo cattivo possano essere utili per prevenire altre malattie, tra cui il cancro. Tra le ricerche analizzate ve ne sono due, condotte su un campione totale di 140mila pazienti, che hanno evidenziato come i tumori avessero minore incidenza sulle persone con il colesterolo alto e come la mortalità negli individui con una storia familiare di colesterolo alto fosse minore rispetto agli altri. Inoltre, alcuni test sperimentali hanno dimostrato che i topi sottoposti a terapia per abbassare il colesterolo sviluppassero tumori con maggior frequenza. “Le prove scientifiche rivelano che dobbiamo smettere di fare allarmismo quando si tratta di colesterolo e malattie cardiache“, spiega uno degli autori della ricerca, il cardiologo londinese Aseem Malhotra, “e fare invece particolare attenzione alla resistenza all’insulina, il fattore di rischio più importante come precursore di molte malattie croniche“.

Naturalmente, non sono mancate le controrepliche. Secondo John Danesh dell’Università di Cambridge, “la conclusione di questo rapporto è contraddetta da una grande quantità di studi che mostrano un calo del rischio di attacchi di cuore e ictus in anziani e giovani che assumono farmaci contro il colesterolo“.